Contro il doping in Francia si fa sul serio, lotta dura senza paura, a costo di mettere in pericolo il futuro del Tour. Apre le danze Patrick Sinkiewitz (Sinkewitz se gradite di più). Il corridore della T-Mobile, risultato positivo durante un controllo a sorpresa, è il primo squalificato (testosterone a mille).
I canali tedeschi Ard-tv e Zdf-tv sospendono immediatamente le riprese dirette della Grande Boucle, roba mai vista né immaginata. E' la prima volta che, con i suoi prevedibili effetti a catena su sponsors, audience e ingaggi, un provvedimento andrà colpire in modo efficace, nel portafoglio, tutto il mondo del ciclismo.
Finalmente un segnale forte e chiaro.
Tosto segue la squalifica del ciclovampiro kazako Alexander Vonokourov (per gli amici Vinokourov), beccato a farsi di sangue altrui. Non fai in tempo a riprenderti che Cristian Moreni, invidioso per la pubblicità fatta a Sinkiewitz, si fa cogliere con il sorcio in bocca: anche lui si era ciucciato la sua buona dose di testosterone d'annata. Tutti squalificati. La Cofidis si ritira dal Tour.
Ce n'est pas tout: la Rabobank, scopre che il suo fenomeno Michael Rasmussen, per quanto maglia gialla e ormai quasi sicuro vincitore del Tour, aveva detto in primavera di essere in un posto mentre stava in un altro (per non farsi beccare nei controlli a sorpresa). Pietà l'è morta: cacciato su due pedali. Il tutto si consuma in mezzo a pietose proteste inscenate da alcune squadre e corridori che si lamentano dei controlli...
Di qua delle Alpi, per contro, Alessandro Petacchi viene assolto dalla Federciclismo... Ovviamente, nella patria del diritto, Petacchi è definito dalla Gazzetta dello Sport semplicemente
"non negativo" al salbutamolo. ("Positivo" potrebbe essere offensivo...). Per fortuna la Procura del Coni ha presentato ricorso contro la sentenza di assoluzione (emessa da una sua federazione).
Risultati derby dell'antidoping:
Francia-Italia 4-0
Coni-Federciclismo 1-0
PRENDRE PARTOUT
METTRE CHEZ-NOUS
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26 luglio 2007
antidoping: al Tour si fa sul serio...
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14 maggio 2007
tra cinema e realtà
"Nella vita reale si tende a considerare uno che crede in certi valori un pallone gonfiato, un molle. O un manicheo. Di un uomo integro molti dicono: Guarda che razza di stupido, lo teniamo in pugno.
Si pensa che un uomo onesto sia anche facile da gabbare; i politici lo guardano e dicono: Possiamo fotterlo quante volte vogliamo.
Il fatto è che noi siamo portati ad ammirare il giusto quando lo vediamo al cinema, ma non necessariamente nella realtà; l'integrità, la nobiltà d'animo, la coerenza non sono di moda."
(Kevin Kostner)
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21 febbraio 2007
Chi non ruba per sé, ruba per due o tre?
Revival di tangentopoli ieri sera nel salotto di Porta a Porta. Tra gli altri Di Pietro, Giovanardi, Stefania Craxi, Primo Greganti, la figlia del suicida Moroni. Continuano gli sforzi di rilettura del recente passato. Chi ancora cazzuto, chi convertito ai giustificazionisti, su tutto il profumo della trita telenovela de la colpa è del sistema, i costi della politica, rubare per il partito non è peccato ecc.
Ho sempre pensato, e ne sono tuttora convinto, che rubare per il partito sia lungi dall'essere un'attenuante, anzi.
Un ladro che ruba per sé è un ladro. Compie un reato gra
ve contro la proprietà, va beccato, perseguito e punito duramente.
Chi ruba per il partito fa però qualcosa di assai più grave: oltre a rubare mina alla base il funzionamento della democrazia, rompe il sistema delle regole, procura un illecito vantaggio al suo partito innescando una spirale perversa in forza della quale chi ha più potere può procurarsi più soldi per rafforzare ulteriormente il suo potere, e procurarsi ancora più soldi, più potere, più soldi e così via fino a costruire un regime, soffocare la democrazia e fare scempio delle regole. La forza del denaro che soffoca la forza delle idee, nutrendo la risposta violenta nella palude primordiale.
Rubare per sé è egoismo delinquenziale, rubare per il partito, è un attentato alla democrazia. L'eventuale buona fede dell'aspirante Robin Hood ci dà addirittura la misura dell'astigmatismo morale del quale soffre la nostra società.
O no?
Ancora di astigmatismo morale potremmo parlare un'altra volta chiedendoci se la corruzione pura possa esistere e non sia invece in ogni caso l'altra guancia della concussione.
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