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14 marzo 2008

Palla-indoor e virgolette (ancora?)

Ho inviato la seguente smentita a La Stampa, che anche ieri si è prodotta nel ginnico esercizio di mettermi in bocca nel titolo una frase che non ho mai pronunciato. Lascio perdere le velenose dichiarazioni di Disguido Grimod in fondo all'articolo stesso per non innescare polemiche politiche (ne sono testimonianza le mie considerazioni sulla Regione nell'articolo stesso). La classe non è acqua. D'altra parte comprendo i suoi problemi di esternazione precoce.
Il testo della smentita (nel caso La Stampa non lo pubblichi integralmente):

Egregio Direttore,
Utilizzando in modo scorretto le virgolette (vostra sistematica e deprecabile abitudine sulla quale si è persino svolto un dibattito in Consiglio regionale), mi si attribuiscono - per più nel titolo - nell’odierno articolo de La Stampa sul Palaindoor, parole che non ho mai pronunciato, e che, soprattutto, ho fatto estrema attenzione a non pronunciare. Ho, infatti, distribuito nell’occasione una sintesi scritta per punti proprio perché non sorgessero equivoci. E’ grave che in questo modo si crei un’inutile polemica. Sintetizzo qui in tre punti:
1 – il Palaindoor soffre di alcuni problemi, emersi nella gestione provvisoria e che causano giustificate lamentele, sui quali la Regione interviene sollecitamente con la massima disponibilità;
2 – non tutti sono risolvibili con interventi immediati, soprattutto se riguardano i rapporti tra la Regione (committente della struttura) e l’impresa costruttrice, ma sono attentamente seguiti dall’Assessorato alle OO.PP. e in via di sistemazione;
3 – la Regione offre ogni aiuto possibile al mondo sportivo per poter gestire la struttura anche con un contributo ai sensi della legge 16 del 29 giugno 2007;
4 – il Comune di Aosta non si è interessato sinora della gestione del Palaindoor, non ne sopporta alcun costo, non dà alcun contributo.
Ciò non significa che i problemi sono “tutta colpa del Comune”, non l’ho mai detto e non è vero. Il Comune non ha alcuna colpa. Ha semplicemente deciso che, sino al completamento del progetto (tennis, arrampicata, tribuna del Tesolin), non intende farsi carico della gestione, né sopportare alcun costo.
Se il contenuto dell’articolo è un accettabile resoconto della conferenza stampa, il titolo è falso e fuorviante e, ai sensi delle vigenti leggi in materia, chiedo che questa smentita sia pubblicata e che al titolo sia dato lo stesso risalto (dimensioni, collocazione, risalto) del titolo di oggi che, lo ripeto, formalmente smentisco.
Eddy Ottoz
13 marzo 2008

42 commenti:

  1. Disguido Grimod... se si pensa che tutti i guai all'union sono arrivati dalla nascita forzosa di Aostaviva... mi pare azzeccatissimo :-)

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  2. bruno courthoud14 marzo 2008 12:21

    ma sul palla-indoor non avevate fatto un accordo di programma con il comune con tanto di tempistica, compiti e reciproci diritti e doveri? Vaghi ricordi di quando mi lasciavano ancora lavorare.

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  3. Andrea Vuillermoz14 marzo 2008 14:27

    Credo che la smentita abbia sortito un effetto peggiore dell'articolo. Prova ne è la risposta datati dal giornalista.

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  4. Cosa pensi dell'integrità territoriale della Valle d'Aosta?

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  5. Alberto Grisero - Aosta14 marzo 2008 16:38

    Egregio Eddy Ottoz, niente male, l'ironia su... Disguido Grimod e l'esternazione precoce! In ogni caso, siccome lei chiede a noi frequentatori del suo forum, di essere (giustamente) più moderati, le suggerisco di usare l'arma dell'ironia anche contro quei giornalisti che le avessero, eventualmente, fatto un torto.

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  6. L'accordo di programma fu fatto nel 1995 con l'allora sindaco Cece Thiébat. Progetto di max a carico del Coni, progetto esecutivo e realizzazione dell'opera a carico della Regione, proprietà trasferita al Comune una volta realizzato. Cambia il sindaco, in sede di definizione del progetto esecutivo diecimila problemi, tutti con il Comune. Lavori iniziati a metà 2001 (6 anni dopo). Lavoro diviso in due lotti: l'immobile (il palaindoor vero e proprio) e l'esterno (campi da tennis, rifacimento tribuna del Tesolin, parete per l'arrampicata). La costruzione del secondo lotto non è ancora iniziata. Il primo lotto viene ultimato a fine 2005 e l'agibilità concessa a gennaio 2006, ma il Comune, a questo punto, dichiara di non volersene fare carico. Pur di non tenerlo chiuso (ad Aosta 4 palestre scolastiche sono chiuse per messa a norma ecc.) il Coni si offre di effettuare una gestione "sperimentale e provvisoria" e il Comune accetta con la condizione di non mettere una lira (né un euro). Il Palaindoor inizia così a funzionare e progressivamente a riempirsi di attività. Nel frattempo in Comune scoppiano le polemiche, l'affidamento sperimentale non è un istituto formalmente ineccepibile, le cose si trascinano sinché, a gennaio 2007, il consiglio comunale delibera di stipulare una convenzione con il Coni, a costo zero (sempre neanche un picco) che avrà termine quando sarà ultimato anche l'esterno del complesso (tennis ecc.). A quel momento il Comune deciderà se e come farsene carico e gestirlo, per ora nisba. Il Coni e il mondo sportivo continuano a farsene carico tra mille difficoltà. Nel frattempo la regione è costantemente disponibile a sistemare tutti i problemi che la gestione sperimentale evidenzia, ad implementare gli impianti necessari, a comperare nuovi attrezzi, insomma assiste in tutti i modi possibili il mondo sportivo, che è però strozzato dal costo del riscaldamento. La legge 16 del 29 giugno 2007 prevede finalmente un aiuto (non a piè di lista, un contributo parziale) per riscaldamento, energia elettrica e acqua. Il comune continua a non occuparsi di nulla. Il vero nodo è l'impianto di riscaldamento, assai complesso, completamente automatizzato, con problemi di software e di qualità di alcune parti che si guastano in modo erratico. Siccome il palindoor è stato appaltato ad una ATI tra una società costruttrice di Bergamo (Beltrami) e una di impiantistica di Padova (Gaetano Paolin), la quale ha subappaltato varie parti degli impianti a più subcontractors, del riscaldamento non si viene a capo, anche perché la Gaetano Paolin non si presenta a nessuna delle periodiche convocazioni per risolvere il contenzioso (neppure a quella di ieri). Intanto noi viviamo tra mille problemi, ma periodicamente veniamo attaccati da La Vallée Notizie che non sa di che cosa parla, ma ne scrive a sproposito. E siccome la verità, al netto di ogni falsa modestia, è che se non mi fossi sbattuto (e non continuassi a sbattermi) io personalmente, il palaindoor sarebbe ancora chiuso, avrebbe già iniziato a degradarsi come ogni immobile abbandonato, e gli oltre mille sportivi che lo popolano non saprebbero dove andare ad allenarsi. Che poi il sottoscritto ci metta del proprio (e non solo tempo...) non importa, tutti parlano e nessuno fa alcunché. Salvo la regione.
    Sintesi: i problemi del riscaldamento sono dovuto all'impianto. Il Comune non c'entra nulla, né può averne alcuna colpa. Le colpe sono categorie morali, non categorie sportive, lasciamo tranquillo il grande Emanuele.
    Che poi il Comune si disinteressi dell'impianto non è certo bello, ma con i malfunzionamenti non c'entra.

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  7. Andrea,
    1 - è la smentita più completa che io abbia sinora visto su La Stampa;
    2 - a New York le virgolette le sanno usare, malgrado la farneticante risposta;
    3 - ti pare che nella risposta emerga qualche scusante per il Comune?
    4 - la smentita ha l'effetto di dare due volte la notizia, e mi pare che la notiziaè il comportamento del Comune.
    5 - perché le risposte le dà il direttore (Sergi) e non chi ha scritto l'articolo?
    6 - faccio il possibile, non sono un supereroe.

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  8. uahlim,
    dell'integrità territoriale penso che andrebbe affrontata in modo più intelligente e un po' meno settario. Valuterei costi e benefici di certe richieste di inclusione, non mi limiterei a pregiudiziali e ottuse preclusioni.

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  9. alberto,
    nessun vero giornalista mi ha fatto un torto. Gli altri non so.
    Piuttosto non so a che cosa si riferisca Disguido Grimod ("Eddy Ottoz quando si tratta di risolvere i problemi non si presenta"), salvo eventualmente la conferenza di giovedì 7, alla quale non solo non sono stato convocato, ma per di più ero in Consiglio. L'hanno perciò rimandata a ieri.
    Ieri ero come sempre presente.
    Disguido no.

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  10. Io non credo siano pregiudiziali le preclusioni, nel senso che bisogna considerare che l'autonomia e l'esistenza della stessa regione Valle d'Aosta nasce dalla constatazione dell'esistenza di un vissuto storico in parte diverso da quello del resto d'Italia, dalla constatazione che il Ducato di Aosta ha mantenuto comunque una sua identità costituita da certe particolarità amministrativo-linguistiche su un certo territorio e solo su quello. Ora credo che la modifica del territorio valdostano costituisca una modifica della stessa definizione di valdostanità e quindi alla fine di una sua negazione, di una sua banalizzazione: e questo è un costo di immagine, ideologico ed identitario da tener ben presente. Poi ci possono essere i vantaggi economici (Carema ha un'attività vinicola ed una tipicità importanti), ma tradendo l'identità della Regione poi è un po' esagerato pretendere ancora di conservare l'autonomia e le nostre tradizioni. Credo sia questo il costo che chi preclude valuta e che considera insostenibile perchè ha fatto della conservazione della tradizione valdostana e dell'identità valdostana un punto centrale della sua politica: la perdita della definizione di valdostanità.

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  11. tutto vero, ma con Carema poca attinenza. Con le comunità oltre il Gran Paradiso il tema è più complesso, effettivamente.

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  12. In che senso poca attinenza? A Carema gli stessi cognomi delle stesse famiglie sono italianizzati, a Pont-Saint-Martin sono francesizzati. L'etnia è la stessa, ma la storia amministrativo-linguistica sui due territori è diversa. Se l'identità valdostana non vuole essere etnica per evitare il razzismo, deve essere per forza territoriale. Ed in che senso il tema è più complesso con comunità che risiedono in vallate i cui torrenti non sono neppure affluenti della Dora Baltea? E' vero che un tempo nel medioevo Cogne faceva parte di una parrocchia della vallata piemontese (non mi ricordo quale), ma proprio solo nell'alto medioevo, prima che si formassero le lingue romanze. Insomma, io tutti questi vantaggi della modifica del territorio non ce li vedo, e vedo solo costi perchè cambiare costa sempre (anche solo gli aggiornamenti degli indirizzari, dei siti web, dei documenti, dell'organizzazione del lavoro negli uffici pubblici) e mi pare che la battaglia di Sandri sia più un atteggiamento da bastian contrario rispetto ad una posizione dell'union solo perchè dell'union.

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  13. le vicende pre-fascismo, fascismo e post-fascismo che hanno interessato i due comuni di Pont-Saint-Martin, Donnas e Carema spiegano abbastanza bene perché, a mio avviso, Carema ci potrebbe stare.
    E giusto per simmetria: non mi sembra che i Fazzari, Manfrin e Ferrero, pur vivendo da tempo al di qua del limite che separa Pont da Carema, siano stati poi così tanto francesizzati (e perché poi?).
    Inglobando l'attuale Carema nell'attuale Pont-Saint-Martin non ci sarebbero aumenti di costi, magari diminuzione.
    Il topic dei 74 Comuni è anatema, ma, se si vuole prendere per le corna il toro furioso dei costi della politica, l'abolizione della Comunità montane ed una certa qual razionalizzazione dei Comuni non potrà essere elusa a lungo.
    Tanto per chiarire, sul piano nazionale sono per l'abolizione delle province e della Comunità montane.

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  14. In realtà io credo che le comunità montane potrebbero essere una maniera nascosta per razionalizzare i costi dei Comuni: anzichè abolirli, i comuni si lasciano, ma man mano molte competenze e molti servizi prima comunali, si affidano ora in gestione alle comunità montane. Un po' come l'idea delle zone metropolitane, anche se la provincia di Milano, per dirne una, potrebbe essere benissimo un ente per razionalizzare il Comune di Milano ed il suo hinterland apparentemente senza cambiare nulla e senza dover creare la zona metropolitana di Milano. Non si cambierebbe per cambiare, anzichè cambiare per non cambiare. Le province o le comunità montane diventerebbero i nuovi comuni razionalizzati, in sostanza.

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  15. bruno courthoud14 marzo 2008 22:40

    Esprimo solo un mio breve giudizio sull'amministrazione di Aosta.
    A suo tempo, durante l'amministrazione ThIébat, ho avuto un ottimo rapporto con il vicesindaco Piovano, che si è sempre occupato attivamente, e con discreta competenza, della materia urbanistica. L'amministrazione successiva, quella di Disguido Grimod, a me pare una amministrazione "rustica" (per usare un termine usato oggi da Caveri in altro contesto), non certo all'altezza di una cittadina coma Aosta, capoluogo di provincia e regione: Disguido potrebbe fare il sindaco di Arpuilles o di Excenex, tra un bar e l'altro, Agostino il sindaco di Porossan, Follien, magari, quello di St. Martin di Corléans, il vicesindaco non so se ci sia o non ci sia, così pure per Cossard; non mi esprimo sugli altri, sui quali non ho elementi sufficienti. Se questo vale per Aosta, figuriamoci per gli altri comuni valdostani.
    Le Comunità Montane qui da noi dovrebbero essere soppresse, o al massimo ridotte a due (Alta e Bassa Valle): il n. dei comuni notevolmente ridotto (grosso modo corrispondono ancora alla medioevale corrispondenza tra comune e parrocchia, entità indistinte). Mentre le parrocchie si stanno ormai raggruppando (anche per carenza di preti), i comuni resistono (per abbondanza di aspiranti sindaci e poi aspiranti consiglieri regionali). Il tutto ovviamente senza stravolgere la storia: una semplice razionalizzazione di funzioni amministrative e servizi.

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  16. Bruno Courthoud tu parli tanto di abolire comuni e comunità montane ma intanto di pubblica amministrazione ci hai campato ( visto che eri dirigente regionale).
    il tuo, come i ragionamenti di altre persone della tua età che come te hanno fatto fortuna e hanno vissuto grazie alla PA (dirigenti,dipendenti comunali, dipendenti delle comunità m. ecc), li trovo completamente fuori luogo nonchè egoistici.
    almeno abbiate la cortesia di stare zitti!

    Un Giovane

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  17. anonimo,
    credo che i numerosi interventi di bruno abbiano evidenziato che tutto si può dire, meno che abbia "fatto fortuna". Non comprendo poi il tuo livore contro chi ha lavorato nella pubblica amministrazione, regionale o meno che sia, in modo onesto e responsabile, nell'interesse della comunità.
    Neppure capisco come tu possa pretendere che chiunque, qualsiasi mestiere faccia o abbia fatto, non debba pensare con la propria testa e gli debba essere precliuso di dare il suo contributo di idee alla politica, essendo titolare, secondo la Costituzione, del diritto di voto attivo e passivo.
    Ti invito a riconsiderare quanto hai scritto e intervenire in modo più sereno e meno interessato.

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  18. Alberto Grisero - Aosta15 marzo 2008 17:33

    L'idea di staccare Carema e Noasca dal Piemonte per aggregarli alla Valle d'Aosta, mi vede sicuramente favorevole (a parte le difficoltà logistiche relative alle montagne che separano la valle dell'Orco dalla nostra) poiché si tratta di mettere in grandissimo imbarazzo gli "autonomisti delle banane" di questa Regione, con le loro baggianate etnico-longuistiche. Tempo una ventina d'anni e la Valle d'Aosta retrocederà nuovamente al rango di provincia piemontese, quindi, il problema sarà abbondantemente risolto...

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  19. bruno courthoud15 marzo 2008 23:38

    per l'anonimo
    in tutta onestà credo di poter dire che all'amministrazione regionale ho dato più di quanto non abbia ricevuto. Sono stato assunto con regolare concorso (anzi due): il primo concorso era stato indetto, in sostanza, per regolarizzare persona che lavorava già a tempo determinato presso la regione da due anni. Agli orali (eravamo rimasti noi due) ho visto che c'era un po' di tensione quando sono stato chiamato. L'esperto (un professore di urbanistica dell'Università di architettura di Torino) mi chiese di parlare dei modelli matematici in urbanistica, quesito non semplice ed immediato. Solo anni dopo, ed in via del tutto riservata, mi fu confidato che:
    1) l'esperto di cui sopra era il professore con cui si era laureata la mia collega;
    2) le fu chiesto all'orale di esprimere la sua opinione sul Parco del Gran Paradiso, oggetto questo della sua tesi di laurea.
    Nonostante questo risultai vincitore del concorso per punteggio; la mia collega ebbe due punti ulteriori per il lavoro pregresso svolto presso l'amministrazione e vinse così di fatto il concorso. Venni comunque assunto a tempo determinato e due anni dopo dovetti sostenere un ulteriore concorso interno, analogo al primo, per essere assunto a tempo indeterminato. A quei tempi, pur trattandosi più che altro di una formalità, i risultati dei concorsi dirigenziali dovevano inoltre essere ratificati dal Consiglio regionale. Credo pertanto di avere tutte le carte in regola per poter esprimere liberamente la mia opinione (prima di essere assunto in Regione avevo già comunque una cattedra a tempo indeterminato di Tecnologia delle costruzioni presso l'Istituto per Geometri di Aosta, conferitami quando ero ancora militare).
    La nostra repubblica è fondata sul lavoro. Tanti, in primis i sindacati, intendono per lavoro il "posto di lavoro" (timbrare il cartellino), cioè lo stipendio. Non è senz'altro il tuo caso e comunque, la tua, non è una ricetta per risolvere il problema del lavoro dei giovani (se questo è il significato del tuo scritto): se invece è un riferimento ad un tuo caso particolare, son sicuro che prima o poi troverai, come desideri, un'occupazione presso un ente pubblico.

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  20. carissimo Eddy,
    io intendo dire che alla generazione di Bruno è andata bene che, con il boom economico italiano, in valle (ma nn solo) si siano creati tanti posti di lavoro nella PA.
    chissà come mai all'epoca nessuno si lamentava, evidentamente andava bene cosi (nessuna sputa nel piatto dove mangia)
    ora che queste persone sono in pensione (o prossime alla pensione) lamentano un eccesso di servizi e chiedono un taglio netto di comuni e comunità montane.
    questo semmai dovrebbe proporlo chi ha lavorato una vita nel settore privato ma non persone che hanno lavorato in PA.
    e cmq un drastico taglio dei servizi significherebbe, oltre che disagi ai cittadini (in particolare dei paesi montani), anche un drastico calo di posti di lavoro per le nuove generazioni.
    forse questo il signor Courthoud non l'ha considerato, ma chi se ne frega tanto lui è in pensione e a posto per il resto della sua vita.
    se si vuole iniziare a diminuire i costi della PA si inizi dai politici: ridurre nettamente i stipedi, i privilegi di quest'ultimi ecc ecc

    Un giovane

    un Giovane

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  21. Per una volta sono d'accordo con Bruno, ho sempre sostenuto che le comunità montane sono uno spreco di denaro pubblico,al posto di snellire la parte burocratica,si fanno fare dei passaggi inutili a semplici pratiche e sovente i problemi rimangono irrisolti, proprio per il fatto che le decisioni devono essere prese, da un'inutile "Potere intermedio".

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  22. Guida/disguida ---- Guido / Disguido : non ti sembra che il raspellare coincida anzichenò col parassitismo , con l'utilizzo di illuminazioni altrui ?

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  23. bruno courthoud16 marzo 2008 09:51

    più che di tagli ai servizi, mi pare si sia parlato di razionalizzazioni (e conseguenti tagli), il che è ben diverso.
    Mi dispiace per il chi se ne frega rivolto alla mia generazione: ho due figli che ancora studiano e che tra qualche anno avranno lo stesso problema dello pseudogiovane che scrive.
    per eddy
    Sarà una mia sensazione, ma ho l'impressione che alcuni più o meno anonimi "mali" stiano diventando "malissimi", laddove contestano addirittura ad altri il diritto di esprimersi. Nervosismo da campagna elettorale?
    Sono riuscito finalmente a leggere il tuo messaggio e, appena possibile, ti risponderò a parte.

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  24. giovane anonimo,
    la giustificazione dell'esistenza di un organismo non possono essere i posti di lavoro, bensì la necessità di fornire un servizio secondo criteri di trasparenza, efficienza efficacia ed economicità, un servizio di cui si ha bisogno.
    I posti di lavoro vanno creati invece facendo crescere l'attività economica di questa Regione in modo sano, si deve operare in modo che "servano" e perciò crearli.
    Ma se le risorse sono impiegate a mantenere carrozzoni che non servono, i cui costi solo in parte sono i posti di lavoro che nel frattempo impiegano, si spendono risorse che potrebbero essere destinate a creare altri posti di lavoro.
    Sulla necessità di ridurre i costi della politica in senso lato sono d'accordo.

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  25. e, giovane anonimo, mi sapresti dire perché le comunità nontane sono sorte per gestire servizi che il singolo comune non potrebbe gestire in modo economico, ma non hanno abolito i consorzi, che hanno lo stesso scopo?
    e, già che ci sei, spiegami anche perché i comuni aderiscono a consorzi con comuni che nulla hanno a che vedere con la loro comunità montana? Che sia la perimetrazione delle comunità che non funziona?
    E, per chiudere, dimmi perché molti comuni si rifiutano di gestire in proprio molti servizi che le comunità montane gestiscono, gestendoseli in proprio, con il risultato di pagare di più loro e rendendone più costosa la gestione alla comunità montana che, avendo meno "utenti" deve gestire in modo antieconomico?

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  26. giovane anonimo,
    sugli emolumenti dei politici sono d'accordo (vaste projet....), sui privilegi, se ti riferisci ai parlamentari, d'accordo, se ti riferisci agli aborriti consiglieri comunali non so di che cosa parli, salvo che tu ti riferisca alla disponibilità del parcheggio a palazzo regionale e alla tessera autostradale per uso limitato all'espletamento del mandato politico.

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  27. cerbero,
    mi sfugge il significato di "raspellare", per cui non capisco bene la frase. "Disguido", come "grimocchio" che ho usato altrove, sono solo giochi di parole, un po' d'ironia.

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  28. Edoardo Raspelli critica una nota guida gastronomica e alberghiera , che qui non cito , da lui denominata " disguida " : strano tu non lo sappia .

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  29. bruno courthoud16 marzo 2008 16:27

    in margine ad ogni discussione sugli enti locali subregionali (comuni, comunità montane, ..)
    Il necessario presupposto perché qualcosa in merito possa essere modificato è però che l'ente regione riprenda ed eserciti la sua potestà legislativa, che, dai tempi di Rollandin e, in particolare di Viérin, ha di fatto subappaltato ai sindaci. Non c'è infatti legge regionale che CELVA non voglia. Il CELVA è di fatto l'attuale detentore del potere legislativo, in particolare nella materia di cui stiamo parlando.

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  30. Sono contento che Manfrin dei circoli della libertà di Aosta abbia smentito la presa di posizione di Presa di Courmayeur (probabile amico di Grosso candidato in federation!!!). E' assurdo che proponessero di appoggiare la Federation...vabbè che quest'ultima si trova in serie difficoltà e rischia di non riuscire ad arrivare al quorum e ritrovarsi così con zero rappresentanti in Consiglio (il chè sarebbe un bene per il futuro della Valle d'aosta!!) ma ritengo che i vertici dei circoli e anche il PDL debba prendere le distanze da queste affermazioni e prese di posizione.
    saluti

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  31. Alberto Grisero - Aosta16 marzo 2008 18:11

    Egregio Eddy Ottoz, per quanto riguarda l'Ente Provincia, di cui si parlava in uno dei primi commenti a questo post, io non sono d'accordo sulla sua abolizione (a livello nazionale) ma penso che esso vada trasformato in un ente per la distribuzione (inteso in senso lato) dei servizi sul territorio. Mi spiego meglio: le competenze dell'Ente Provincia sono talmente limitate da non giustificare l'ònere economico relativo al mantenimento delle loro Giunte e Consigli. Sopprimiamo questi ultimi ma lasciamo in vita le figure del Prefetto e del Questore: in tal modo, l'Ente Provincia, così snellito, servirà concretamente, come dicevo, a gestire la distribuzione di tutti i servizi sul territorio nazionale (uno su tutti: il mantenimento dell'ordine pubblico).

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  32. bruno delle 16.27,
    concordo

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  33. anonimo delle 17.07,
    temo che Presa non abbia ancora finito di fare danni.

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  34. alberto,
    le funzioni delle provincia possono essere esercitate a livello di regione. Quando le province avevano un senso, le regioni non esistevano. Oggi o duplicano funzioni delle regioni (doppio costo, quadruplo casino), o esercitano poteri di competenza centrale (prefetti, polizia ecc.) che potrebbero essere esercitate a livello regionale. Per contro tra eletti, assessori inutili, consigli inutili ecc., le province sono oggi il maggior costo della politica che potrebbe essere eliminato con un colpo di spugna.

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  35. giovane anonimo di un po' più su:
    dove ho scritto "aborriti consiglieri comunali" evidentemente intendevo "aborriti consiglieri regionali". Un refuso, un lapsus, disgrafia? fai tu.

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  36. Alberto Grisero - Aosta17 marzo 2008 16:36

    Egregio Eddy Ottoz, è possibile, secondo lei, avere un unico Prefetto ed un unico Questore in una Regione come il Piemonte?! E' possibile avere un unico Ufficio Regionale del Lavoro che stili un'unica graduatoria dei concorsi presenti in una Regione come il Piemonte?! E' possibile avere un unico prefisso telefonico per tutti gli apparecchi fissi del Piemonte?! E se c'è da rifare la strada provinciale che collega Novi Ligure ad Acqui Terme, a livello amministrativo, l'ordine può anche partire da Torino ma, operativamente, dev'essere l'Anas di Alessandria a dover gestire i lavori. Tutto ciò, non è che un esempio di "distribuzione dei servizi ai cittadini su base provinciale".

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  37. alberto,
    sei simpatico. Punto per punto:
    - è possibile, secondo lei, avere un unico Prefetto ed un unico Questore in una Regione come il Piemonte? Perché no? E se ci fossero gli stessi prefetti di oggi, negli stessi posti, che c'entrerebbe con la provincia come ente, il consiglio provinciale, il consiglio provinciale, gli assessori provinciali? Quanto funzioni rientrerebbero tranquillamente tra quelle già oggi duplicate a livello regionale?

    - E' possibile avere un unico Ufficio Regionale del Lavoro che stili un'unica graduatoria dei concorsi presenti in una Regione come il Piemonte? Certo, tranquillamente, che problema ci sarebbe?

    - E' possibile avere un unico prefisso telefonico per tutti gli apparecchi fissi del Piemonte? Certo, non vorrà mica cambiare i prefissi. E se lo vuole, che problema ci sarebbe?

    - E se c'è da rifare la strada provinciale che collega Novi Ligure ad Acqui Terme, a livello amministrativo, l'ordine può anche partire da Torino ma, operativamente, dev'essere l'Anas di Alessandria a dover gestire i lavori. E se c'è da rifare una tratta autostradale tra Orvieto e Orte, quele ufficio provinciale di che cosa, se ne occupa? Suvvia...

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  38. Alberto Grisero - Aosta18 marzo 2008 16:30

    Egregio Eddy Ottoz, premesso che non ricordo se Orte rimanga in provincia di Roma o di Viterbo, trattandosi di autostrada, se ne occuperebbe direttamente il Ministero dei Lavori Pubblici (elementare, Watson!) Mi preme, tuttavia, ricordarle, che il Mondo, per fortuna, è "leggermente" più vasto della Valle d'Aosta, soprattutto quando bisogna occuparsi di Prefetti e prefissi telefonici!
    P.s: la Nostra microscòpica Regione ha ben 2,5 prefissi (nel senso che ne condivide 1 con Ivrea).

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  39. appunto.
    Bavo, vedo che confermi la mia tesi.

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  40. Alberto Grisero - Aosta18 marzo 2008 17:27

    Suvvìa, Eddy Ottoz, lei mi sta proprio prendendo in giro: ci arriva anche un bambino a capire che non è possibile avere un unico Prefetto ed un unico prefisso telefonico in Piemonte (né in Lombardìa, Lazio, Sicilia, ecc...)
    La invito a rispondermi un po' più seriamente (e occhio agli errori di stampa).

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