PRENDRE PARTOUT
METTRE CHEZ-NOUS
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1927 - Mostra collettiva valdostanaSi legge bene il cartello "
Mostra organizzata dalla rivista Augusta Praetoria" (il periodico di
Jules Brocherel, di cui una copia è appesa sul montante dello scaffale a sinistra).
In alto una "Collezione di legni della Valle d'Aosta lunghezza centimetri ... (non si capisce)", tra i quali si riescono a distinguere quelli di Cesare Berthod ed Edoardo Glarey, entrambi di Courmayeur.Sotto, un étalage di fontine (di Arturo Fumasoli, Aosta, Cesare Roullet, Saint-Christophe, Samuele Thomasset, Donnas, le più riconoscibili), l'immancabile testa di camoscio, altri prodotti da identificare (miele, marmellate?), poi liquori e sotto ancora vini, vini, vini e non si sa che tra i vini e le fontine.Soffitto con tendone capitonné, probabilmente un angolo del Politeama Vittoria (nel 1931 diventerà Cinema Italia, oggi mangiarino multietnico).Qualcuno tra voi riesce a farci sognare rivelando particolari, nomi, oggetti che da soli non si riesce a vedere?Cliccate e lasciate un commento su ciò che riconoscete.
mentre scorro i commenti al post sulla formazione, seguo "uno mattina" sulla finestrella tv del mac. Gianfranco Vissani sta spiegando, assieme allo chef Nicola Batavia, che spadella ai fornelli, tutte le alternative per non fare la fonduta con la fontina. Nessuna critica viene espressa alla fontina, ovviamente, ma elogi a ripetizione per tanti altri formaggi che renderebbero la fonduta più leggera, deliziosa, ecc.
Ad un certo punto dice, del formaggio che sta sciogliendo: "Questa fontina, per carità, io la chiamo fontina, ma siamo d'accordo, è un altro formaggio...". Poi via con formaggio Stelvio, Toma della Val di Susa ecc. fino a quanto un certo Renzo Fantucci, commerciante, spiega tutto sulla fontina d'alpeggio, che diventerebbe amara quando è stagionata per più di sette otto mesi e che si riconoscerebbe solo dal colore...
Durante tutta la trasmissione nessun cenno mai alla Valle d'Aosta.
Probabilmente, secondo Vissani, il nome fontina deriva da una baronessa austriaca. Von Tina, per l'appunto.
Saveurs du Val d'Aoste. Cercatevi il podcast.
Dal 1991, una settimana prima che l'Accademia di Stoccolma annunci i veri premi Nobel, la grande Harvard University (Cambridge, Massachussets), con il patrocinio della rivista scientifico-umoristica Annals of Improbable Research, attribuisce dieci IGNobel ad altrettante scoperte o ricerche rigorosamente scientifiche, ma divertenti, curiose e di altrettanto rigorosa inutilità.
Quest'anno l'IGNobel per la chimica è stato attribuito alla giapponese Mayu Yamamoto, ricercatrice presso l'International Medical Center of Japan, che ha scoperto il modo per estrarre vanillina, l'aroma della vaniglia, dallo sterco di mucca.
Al party di presentazione degli IGNobel il buffet ha servito a giornalisti e ospiti un apprezzato e gustoso gelato alla vaniglia. Non più così apprezzato però quando si sono conosciute le motivazioni dell'IGNobel di Mayu Yamamoto.
Le eccellenti prospettive che questa scoperta apre per l'agricoltura valdostana non sono sfuggite all'instancabile Gerardo Beneyton, presidente di Caseus Montanus: l'attuale ossessiva igienica sterilità del latte e l'assoluta assenza di colibacilli spiegherebbero, infatti, perché oggi la fontina non sia più quella di una volta. Aggiungendovi la vanillina Yamamoto Gerardo ha risolto il problema.
Per questa sua scoperta, l'Università di Roquefort lo ha insignito di una prestigiosa laurea "ad odorem".
La vanillina estratta dalle biomasse bovine valdostane supererebbe però di gran lunga il fabbisogno della nostra produzione casearia. Il geniale Gerardo ha allora deciso di aggredire il mercato mondiale degli estratti per gelati e dolci.
Ha così replicato il successo di Caseus Montanus fondando Gelatus Montanus e Cremcaramellus Montanus, due associazioni delle quali è stato nominato per acclamazione presidente a vita.
Per il suo contributo al PIL della nostra Regione è stato nominato Ecuyer de l'Economie.
Ha dichiarato commosso ai media:
"cchiù pil pe' ttutti...!".

Fontina:
l'anelito del nostro latte all'immortalità