PRENDRE PARTOUT
METTRE CHEZ-NOUS
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31 dicembre 2007

pillole di fine anno - 1

Ci casco ogni anno. Il quindici credi di avere ancora tutto il tempo, poi si deferla the big one e ti trovi su una tavola da surf a cercare di anticipare la schiuma che ti segue per soffocarti. In perenne discesa, in difficile equilibrio sull’eterna salita. Se cadi sei bollito. Più impegni cancelli, più ne saltano fuori. Seghi l’importante, l’urgente ti travolge lo stesso. Non certo una novità, ma dicembre è ancora peggio. Una brutta bronchite non aiuta, la sbatti in background per non mancare agli ultimi giorni di Consiglio, torna a massacrarti appena votata la risoluzione contro la violenza omofobica. Di nuovo a letto.
Nel frattempo non è che non succeda nulla, la politica non passeggia.
Il New York Times dice quello che tutti sanno essere vero (paese triste, in declino), ma tutti s’incazzano perché lo possiamo dire solo noi, parbleu! Al massimo accettiamo la “poltiglia sociale” di De Rita, ma che il NYT abbia il buon gusto di tacere!
Impazza sulla legge elettorale fino al 20 la polemica dei nanetti (è di Sartori la felice definizione) contro i gracili adolescenti: serve una legge che elimini i partitini e il loro potere d’interdizione, purché essa permetta che continuino ad esistere i partitini con il loro potere d’interdizione, gattopardapproccio tutto italiano. Non fa più neanche ridere. Che Zelig assuma Mastella come comico, per favore, forse riusciremmo a portarci un po’ più avanti col lavoro.
Dietro il sistema tedesco la trappola dello spagnolo con correzione israeliana, strizzando l’occhio al doppio turno alla francese.
Chi lavora per la baga rodze, chi per la baga blantze. Occhio all'aggettivo. Fini e Casini sparigliano il centro-destra, di là la vittima designata è Walter. Se Ualter va su, Prodi va giù. Mortadella rivivifica allora il metodo Evangelisti: “a Fra’, che 'tte serve?”. Per la stabilità della maggioranza basta chiedere. Paghiamo noi. Déjà vu.
Finché la finanziaria va: 97 articoli nella prima versione al Senato, 151 al secondo passaggio, maxiemendamento di oltre 1300 commi alla fiducia. Padoa Scoppia: “la manovra ne esce sostanzialmente intatta” (10 miliardi all’inizio, il doppio probabilmente in dirittura d’arrivo, per non dire delle aree grigie: gli aumenti di spesa sempre certi sono, le economie incerte).
Intanto un’inchiesta de Il Sole 24 ore piazza Aosta nella zona alta della classifica della qualità della vita. Ci sarebbe quasi da crederci, salvo che i parametri di valutazione paiono scelti apposta. Pare addirittura che tra le città che hanno il nome del sindaco che finisce per “rimod” Aosta sia la città più vivibile, più allegra e meno inquinata del mondo. Del mondo.

1 commento:

  1. Alberto Grisero - Aosta7 gennaio 2008 15:55

    Egregio Eddy Ottoz, nel rinnovare gli auguri per un buon 2008 a tutti, mi pare abbastanza evidente che, se il Paese è in declino, la colpa principale sta in questo bipolarismo che, da 14 anni, costringe noi italiani a dover scegliere fra il cialtrone di Arcore e il bolscevico di Gallipoli (che nasconde le proprie vergogne staliniste dietro a una fetta di mortadella). Tanto vale dire ad alta voce che questo sistema elettorale è senz'altro più adatto alle Democrazie anglosassoni che non a quelle latine: non è la prima volta, infatti, che io sostengo apertamente di rimpiangere il tanto vituperato Pentapartito, in quanto, negli Anni '80, sia pure al netto di qualche eccesso, si stava meglio di adesso sotto tutti i punti di vista. Craxi ha rubato? Andreotti si slinguava con Totò 'u curtu?! Sarà FORSE anche vero, ma loro ci hanno portato, con pieno merito, nel G7 (oggi G8), mentre D'Alema e Berlusconi stanno facendo di tutto per farci uscire.
    P.S: ottima la battuta su Aosta amministrata da Grimod!

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