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10 settembre 2008

malati "leggeri"

uahlim, solitamente puntuale e acuto, mettendo in dubbio il senso stesso delle Paralimpiadi, ha così concluso un suo commento al post precedente (85.000): "Alla fine gareggiano tra loro solo i malati "leggeri", ovviamente."
Premesso che di malati non si tratta, pur rifuggendo da esagerazioni di cattivo gusto giusto per épater le bourgeois, sarei lieto che uahlim guardasse alcune foto che ho scattato l'altro ieri a questa nuotatrice statunitense, appena uscita dall'acqua, che si riveste e se ne va. Le trovate cliccando qui.

15 commenti:

  1. "perchè" è forse la domanda fondamentale dell'intera esistenza umana e degli uomini individualmente. La natura ci ha fornito l'intelligenza ma anche la memoria, le quali ci permettono di capire le cose e di trasmetterle, per consentire che le conoscenze si tramandino e possano essere approfondite. La scienza funziona così da sempre e ci ha permesso di arrivare a rispondere ai moltissimi "perchè" che l'uomo si è posto dalla sua comparsa sulla terra a oggi. Ci sono poi altri "perchè", ai quali la nostra intelligenza non è in grado di rispondere. Le foto che ci hai mostrato generano dei "perchè" di questo secondo genere. E allo sconforto di non poter avere risposta, si mischia alla rabbia per le ingiustizie.

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  2. e che gran bella ragazza, tra l'altro...

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  3. Alberto Grisero - Aosta11 settembre 2008 16:46

    Chiedo scusa ma non me la sento di guardare quelle foto: contrariamente a quello che si possa credere (spesso, le persone aggressive, nascondono un'insicurezza di fondo) io sono una persona alquanto sensibile e mi farebbe impressione vedere della gente mutilata (lo stesso discorso vale, ovviamente, per la televisione).

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  4. Un'altra differenza tra l'italico paese e il nordeuropa o gli USA. Il sentimento che prevale nel paese dei Mameli è quello della pietà, quindi se si prova pietà per i disabili, meglio lasciarli in posti dove non si vedono. Altrove succede che ai giardini pubblici alle due e mezza del pomeriggio arriva un minibus zeppo di bimbi disabili (disabilità importanti, credetemi) che vengono accompagnati a giocare insieme ai bimbi "normali" (poi tutto da verificare...) e si divertono come matti. Imparano ad accettare le loro menomazioni, ma soprattutto che la vita puo' offrire loro tanto. Credo che questo faccia del bene anche agli adulti "normodotati", che invece di piangersi sempre addosso per immense banalità, comprendono il primo valore della vita: il rispetto, inchinandosi a quei sorrisi.
    Philippe

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  5. Grazie per le foto. In effetti è vero che solo le persone in forma ed in salute, anche se con un handicap fisico, possono fare attività sportiva agonistica ai massimi livelli, e quindi queste persone non sono malate, io ho usato impropriamente quel termine anche perchè di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes ove si chiamano ammalati anche i disabili.
    Tutto sommato questa discussione mi ha fatto riflettere sulla circostanza che ovviamente i risultati sportivi si ottengono ai massimi livelli con il sacrificio ma che la natura non ci fa partire tutti dallo stesso livello perchè fisicamente non siamo tutti uguali, quindi sì, lo sport premia il merito, la fatica, ma anche il talento che ci è dato dalla fortuna.
    Non conoscevo neppure tutti quei meccanismi complessi di classificazione che inevitabilmente diventeranno sempre più raffinati man mano che anche nello sport praticato dai disabili saliranno le prestazioni e diminuirà lo scarto tra le massime prestazioni.

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  6. Un BRAVO ad Andrea Vigon, anche se ha solo "sfiorato" il bronzo. Sarà per la prossima volta! I'm very proud of him!
    Philippe

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  7. Alberto Grisero - Aosta12 settembre 2008 16:39

    Scusi, egregio Philippe Kieffer ma la Francia, dove lei vive, sarebbe un Paese del Nord-Europa?!

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  8. @ Alberto: se pensi che Londra sia il nordafrica allora vivo nel nordafrica, visto che abito a pochi chilometri dalle white cliffs of Dover. Per solo più a Nord dell'Italia, questo è sicuro. PK

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  9. Alberto Grisero - Aosta15 settembre 2008 17:21

    Egregio Philippe Kieffer, saprai meglio di mé che, la Francia, va dal Pas de Calais alla Corsica...

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  10. Alberto Grisero - Aosta15 settembre 2008 17:23

    Egregio Philippe Kieffer, saprai meglio di mé che, la Francia, va dal Pas de Calais alla Corsica, dunque...

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  11. Non precisamente Grisero, qui bisogna rivedere un po' la geografia politica dell'UE. Oltre al territorio continentale e la Corsica, la Repubblica francese include, nell'ordine (da Nord a Sud): Saint-Pierre et Miquelon (a nord est della Nova Scotia), Saint-Martin et Saint-Barthélemy, Saint Barth, Guadeloupe, Martinique, Guyane, Wallis et Futuna, Mayotte, Polynésie française, La Réunion, Nouvelle Calédonie e Kerguelen, oltre che ad una parte del territorio antartico. Butta una sguardo qui http://fr.wikipedia.org/wiki/Image:France_doutre-mer_2007_fr.png e vedi quanto è grande la Francia. Cio' non toglie che se devo imparare qualcosa difficilmente vado sulle isole Kerguelen, tendenzialmente preferisco Lille, Antwerpen, Helsinki o Stoccolma, tanto fa' freddo uguale...
    PK

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  12. se PK abita in normandia, io abito in afghanistan.
    se PK si crede normanno, io sono afghano doc.
    Alberto, PK è più italiano di te, ma vuol farsi credere quel che non è (probabilmente lo incontri ogni giorno per strada).

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  13. Per non limitarci al nord, parliamo del vilipeso estremo sud.

    Con l'allenatore/padre Eddy e il fratello maggiore Laurent, trascorsi un mese di allenamenti nell'estate australe in Sudafrica, nella capitale Pretoria.

    Un episodio mi colpì particolarmente: un signore in carrozzina si trovava nel campo di atletica con la massima disinvoltura, e per di più non in visita, ma a svolgere attività sportiva.

    Lasciò tranquillamente incustodita per alcuni minuti la sedia a rotelle, mentre si dedicava a lavori di potenziamento su una comunissima panchina nei pressi della pedana del giavellotto, e i bambini nei paraggi la presero d'assalto iniziando a giocare e a inseguirsi, passando più tardi a sfide di lanci con lui.

    In Italia non mi è mai capitato di vedere nulla di lontanamente simile. E' già raro trovare disabili nelle strutture sportive, anche nelle città più popolose.
    Se questo avvenisse più di frequente, costoro apparterrebbero a una società meno esclusiva e sarebbe meno probabile turbare la IMVHO eccessiva sensibilità di molti di noi.

    Mr. Grisero non me ne volere, è un discorso generale, non una critica rivolta a te personalmente.

    E' difficile trovarli negli ambienti sportivi, figuriamoci poi pensare alla socializzazione con i ragazzi.

    Sfido chiunque tra voi a trovare in una circostanza analoga un ragazzino che non prenderebbe le distanze, almeno inizialmente, magari dedicando un attimo a qualche scongiuro "grattato" al solo pensiero di sedersi per gioco su una sedia a rotelle.

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