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20 settembre 2008

chiave di lettura

per capire meglio perché, in questo paese, la vicenda dell'Alitalia va come va, né potrebbe andare diversamente, ripropongo la lettura di questo libro-inchiesta. Alla fine domandatevi se, in questo paese dalle mille alitalie, esista una via d'uscita.

15 commenti:

  1. credo che la casta (politici e sindacalisti) sia unica, in quanto i rispettivi rappresentanti sono in contatto tra di loro secondo il noto principio fisico dei vasi comunicanti.

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  2. spero che tu ammetta delle eccezioni, e che concordi sul fatto che la nostra è una democrazia malata o, se preferisci, una non democrazia.

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  3. certo, ci mancherebbe altro, le eccezioni però confermano la regola; malata, non so, preferirei dire non ancora democrazia:
    e visto che mi solletichi, ti riassumo in breve il perché, a mio modo di vedere:
    in Italia, contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare, il secolo breve non è ancora finito, nonostante la fine del nazifascismo e il crollo del comunismo reale. Alcuni battibecchi degli ultimi giorni sono lì a dimostrarlo.

    Le conseguenze politiche:

    A destra: un centrodestra liberale e democratico è ancora lungi dal nascere (e chissà se mai nascerà)

    A sinistra: un centrosinistra democratico e liberale è ancora lungi dal nascere (e chissà se mai nascerà)

    Entrambi gli schieramenti non riescono infatti a consegnare definitivamente alla storia il secolo breve (fascismo e comunismo).

    A livello regionale: anche qui abbiamo movimenti che ostacolano decisamente la nascita di una vera democrazia, in quanto ancorati, più o meno surrettiziamente o apertamente, a categorie figlie di tale secolo (razze, etnie, identità, e cavolate - politicamente parlando - di questo tipo).

    Questa, in estrema sintesi, il mio pensiero.

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  4. se il processo, partendo dal 1945, fosse, ancorché lentamente, progressivo, e, pur ancora incompiuto, fossimo al suo punto relativamente migliore, non potrei che darti pienamente ragione.
    Se però, tra il 1945 ed oggi la democrazia in Valle, progredendo in modo irregolare, fosse ad un certo punto regredita e ci trovassimo oggi in una fase che rappresenta un'involuzione rispetto alle massime punte relative raggiunte, allora essa è malata, e non mi pare che sia in convalescenza.
    Ognuno è libero di fare le proprie valutazioni, ma tenendo presente alcuni crocevia importanti, nei quali abbiamo imboccato le mauvais chemin.

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  5. Continuo a non capire come mai tutte queste belle cose sulla ns Valle non le ha mai dette quando sedeva nei banche dell'UV.

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  6. a livello regionale, siamo senz'altro di fronte ad una grave e profonda involuzione rispetto a momenti passati. Abbiamo infatti assistito al trionfo (progressivo) di movimenti (UV in testa) che si prefiggono fin dalla nascita la "presa di potere" in nome di categorie obsolete e figlie del secolo breve (etnie, identità): prese di potere da parte di movimenti disposti a condividerlo con altri, ma irremovibili sull'ipotesi di un'eventuale alternanza democratica, costi quel che costi.
    A livello nazionale sembra che pian piano qualcosa possa cambiare:
    con riferimento al centrodestra non potrà essere certamente berlusconi a dettare la svolta, non ha le carte in regola.
    A livello di centrosinistra non potranno essere gli attuali dirigenti exDS, non hanno le carte in regola, e se le hanno, hanno un passato politico troppo trasformista.

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  7. Alberto Grisero - Aosta22 settembre 2008 16:14

    Il discorso di bruno, sul Secolo Breve in Italia, ha un suo fondamento. Per quanto riguarda, invece, le baggianate regionali sulla "etnia", credo sia sufficiente mandare lorsignori a zappare (il problema però, sta nel fatto che, i valdostani, non ne sono minimamente capaci!)

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  8. caro anonimo del 22 settembre (ore 8.47),
    le ho dette, e più volte, e proprio dai banchi dell'UV in Consiglio.
    La denuncia del deficit di democrazia in questa valle è un tema a me caro da sempre.
    Meno caro era ad alcuni colleghi consiglieri unionisti (non a tutti, a dire il vero), e se per caso l'argomento urtava nel profondo l'animo sindacalista di Dino Vierin, ciò gli faceva, com'è noto, tremare il baffo.

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  9. Mah, se il sistema è bloccato è anche un po' colpa dei partiti romani che qui in Valle non hanno saputo micronazionalizzarsi nella forma: ci voleva poi molto chiamarsi Gauche Valdotaine tout court, ed equivalentemente per i partiti della destra italiana? L'ha capito con ironia solo Milanesio con il suo Alé Vallée. Insomma, se l'union valdotaine può ergersi ad unica garante dell'autonomia è anche perchè gli altri sono ingenui e glielo hanno lasciato fare. Se tutti i partiti in Valle fossero autonomisti ecco che tale questione verrebbe meno e non sarebbe monopolio di poche forze autonomiste. Quelle cavolate significano la garanzia dell'autonomia che porta benessere un po' a tutta la popolazione. Alla fine tutti i movimenti nascono per andare al potere, ed ogni elettore vota per chi gli fa i suoi interessi. A me che sono interessato alla cultura UV è sinonimo di Biblioteca Regionale, per esempio, non di etnie e sciocchezze simili.
    Ma a che punto siamo con le adesioni per la pizzata? Si sa grosso modo quando si farà?

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  10. Alberto Grisero - Aosta24 settembre 2008 16:06

    Io continuo a ripetere che, se i valdostani uscissero dal proprio, assai ristretto, guscio mentale, ci guadagnerebbero anche in termini di reputazione: ricordo le battutine, sottilmente sarcastiche, a Bologna, durante l'Anno Accademico 1986-87 ("Scusa ma dalle tue parti, oltre alla doppia lingua, avete anche la doppia nazionalità?!"
    "Scusa ma questa Union Valdotaine di cui ho sentito parlare, che cazzo di obiettivi si prefigge?"
    "Comodo, vero, fare i mantenuti sulle spalle dello Stato: bisognerebbe prendervi tutti a calci in culo...")
    E questo non è che un campionario udito in collegio: volendo, si potrebbe continuare...

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  11. Andrea Vuillermoz25 settembre 2008 08:02

    Mai pensato che questi fossero un tantinello invidiosi Alberto?

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  12. Alberto Grisero - Aosta25 settembre 2008 16:26

    Invidiosi di che cosa, egregio Andrea Vuillermoz?! A parte il fatto che si trattava di un luogo borghese (con tutte quelle sfumature che il proletariato non conosce) in ogni caso, bisognava invidiare il fatto che, i soldi della Valle d'Aosta, pur risultando a bilancio, andavano segretamente in Francia poiché, con essi, lo Stato Italiano era tenuto a risarcire, fino al 2000, i danni della Seconda Guerra Mondiale? Bisognava, forse, invidiare il fatto che, ogni volta che i riflettori nazionali si accendono su questa Regione, si finisce col parlare di vacche? Bisognava, forse, invidiare il fatto che, i soldi risparmiati grazie all' esenzione fiscale, vengono, comunque, spesi a causa del fatto che, la nostra, è una delle zone più care del Paese?
    Per non parlare di quegli stessi valdostani che, come Joseph Henriet, ex segretario regionale della Lega Nord, si definiscono "lenti di ragionamento"...
    Aprite gli occhi, please!

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  13. più calmo saresti anche più efficare.

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  14. bruno courthoud3 ottobre 2008 20:59

    sindacati nostrani e decreto brunetta
    mi ha stupito la rapidità con cui tutti i sindacati nostrani (in primis il SAVT), si sono mossi per stoppare l'applicazione del decreto Brunetta in VDA, che il comune di Aosta aveva già cominciato ad applicare, con la motivazione che abbiamo competenza primaria in materia.
    Mi ha stupito anche la rapidità con cui i politici (rollandin in primis)si sono occupati della questione e hanno deciso di por mano ad una apposita legge regionale che salvaguardi le nostre competenze primarie.
    Da quel che ho capito, il comune di Aosta ha applicato correttamente il decreto Brunetta. Infatti, competenza primaria o meno, finché una regione non disciplina compiutamente una materia, trovano applicazione le norme statali che eventualmente completano la disciplina.

    Quel che invece può stupire ancora di più è che vi sono materie per le quali la regione ha competenza primaria, ma per le quali nessuno, men che mai i sindacati, si sognano di chiedere l'approvazione di una legge regionale che disciplini la materia.
    Trova così tranquillamente applicazione la normativa statale, in assenza di normativa regionale ed in barba alla competenza primaria.
    Per avere una legge urbanistica regionale organica si è dovuto aspettare il 1998 (siamo stati una delle ultime regioni a legiferare).
    In materia di tutela del paesaggio (gli stramaledetti nullaosta della Soprintendenza), preferiamo invece maledire le leggi nazionali, che trovano ancora oggi applicazione, in luogo di legiferare. Eppure abbiamo competenza primaria, comprese relative norme di attuazione, approvate con legge.
    Non tutti i problemi di analoga natura sollevano lo stesso tapadzo (rumore).

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  15. Da buon immigrato reatino, torno in topic, con un paio di aggiunte su questa cittadina sotto molti aspetti simile al nostro capoluogo.

    L'arco fotografato è Porta Romana, che insieme con Porta d'Arci, Porta Conca e Porta Cintia costituisce uno degli ingressi alla parte più antica della città.

    Rieti è una molto vivibile, ricca di interessi e attività, benedetta da una posizione molto centrale che la rende facilmente raggiungibile dalle grandi città circostanti (Terni, L'Aquila, Perugia e Roma). Il costo della vita è contenuto e condivido in pieno i gusti degli antichi romani in materia di ratti. :-)

    La criminalità visibile è praticamente nulla, e non è affatto raro dimenticare senza conseguenze l'automobile o la casa completamente aperte.

    Sotto parecchi punti di vista è una provincia "provinciale" con una mentalità un pò richiusa su se stessa e sui propri personaggi locali. Del resto non più che in Valle, specie oggi.

    Il ritmo della vita è molto simile a quello di Aosta, con la differenza che i mezzi economici non neppure lontanamente paragonabili, ma ciononostante il comune e la provincia sono molto attivi, con grande attenzione verso lo sport e in particolar modo basket e atletica leggera, vissuta come fenomeno sociale molto più che altrove.

    I politici locali sono molto più avvicinabili dei nostri, e spesso questo porta a ruspanti e spassosi episodi, come le trasmissioni locali in cui un cittadino pressa il sindaco con una telefonata in diretta con domande tipo: "Sindaco, quando mi aggiustate il tombino della strada sotto casa?!?" ;-)

    La zona è molto piovosa, e questo contribuisce a renderla estremamente fertile e boscosa. L'acqua erogata dai rubinetti è pura come acqua minerale, rendendo molto gradevole il suo consumo.

    Il cibo è ottimo, e i Reatini, specie nei campagnoli comuni limitrofi, tendono a crescere sportivi e "ruspanti". L'attività fisica, unita alla buona alimentazione, contribuisce a far vedere in giro per la città molte corporature atletiche e di elevata statura. Con il mio 1.83 di altezza, non di rado mi sento un tappetto. :-)

    Voglio sperare che questa descrizione non sia presa come un attacco alla nostra regione, perché così non vuole essere. Sarebbe tuttavia molto interessante esportare il modello di gestione della pratica sportiva. Qui a Rieti si vive un raro esempio, per l'Italia, di piena collaborazione della scuola con lo sport.

    Le strutture sportive necessarie sono molte e ben attrezzate... insomma, questo è un piccolo paradiso dello sport, senza il minimo dubbio.
    Dopo Formia forse è il miglior posto da scegliere per svolgere allenamenti di alto livello.

    Non a caso Rieti ha una squadra di basket in serie A (la Sebastiani) e la studentesca CaRiRi che è una tra le migliori squadre europee di atletica a livello giovanile, e attualmente è campionessa d'Italia.

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