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14 maggio 2007

ma pensa un po', che su 'sto Keynes ce l'avevano contata tutta diversa!

Non sembri poi strano che una tassazione possa risultare tanto elevata da pregiudicare il suo obiettivo, e che al contrario, considerato un sufficiente lasso di tempo per raccoglierne i frutti, una riduzione dell'imposizione abbia invece maggiori probabilità di riequilibrare il bilancio pubblico piuttosto che un aumento.
John Maynard Keynes
("Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta")

6 commenti:

  1. bruno courthoud24 maggio 2007 00:55

    Effettivamente se potessimo, tutti d'accordo, autoridurci di qualche punto percentuale le tasse, probabilmente si comincerebbe seriamente a pensare a questo benedetto contenimento della spesa pubblica. Qualche insigne economista ci dice infatti che l'aumento delle tasse (o generalmente delle entrate, vedi "tesoretto")non fa che aumentare parallelamente i fabbisogni di spesa, e siamo sempre daccapo, in un giro vizioso senza fine.

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  2. il punto nel punto è la parte in corsivo

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  3. bruno courthoud24 maggio 2007 11:05

    siamo disposti ad aspettare tutto il tempo necessario per raccoglierne i frutti

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  4. Temo ci sia confusione. Keynes sosteneva solo la necessità dello Stato come consumatore in ultima istanza. Epperò ha ragione Eddy: fa strano prima di tutto leggere in Keynes teorie proposte come novità alla fine degli anni '70 (la curva di Laffer e le connesse Reaganomics, chiamate dall''allora rivale G.H. Bush woodo economics), ma, soprattutto, il riferimento in corsivo al lungo termine, quello nel quale, secondo Keynes stesso, saremmo stati tutti morti. Ne deduco che si tratta di una specie di indovinello. Visto che Keynes non credeva al lungo termine, l'affermazione fatta è falsa e va quindi interpretata a rovescio. Non c'è lungo termine, per cui tanto vale alzare a dismisura il tasso di imposizione e spendere il ricavato sul mercato - o il maltolto che dir si voglia - per mezzo di spese pubbliche. D'altra parte, J.K Gilbraith, pure un ammiratore di Keynes, parlava del trattato come di uno dei libri peggio scritti dal suo mentore.

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  5. bruno courthoud24 maggio 2007 16:43

    Non entro nel merito della discussione, non conoscendo Keynes se non per averlo vagamente orecchiato (io sono rimasto all'economia casalinga della massaia o del cosiddetto buon padre di famiglia). Mi limito alla frase così come è scritta, fuori dal suo contesto, e faccio una proposta per la nostra ricca Valle d'Aosta: perché qualcuno non si muove per rimuovere del tutto l'addizionale regionale IRPEF? Non ci bastano i 9/10 (o quel che sarà in sede di "federalismo fiscale")che ci restituisce lo Stato? A me sembra che bastino e avanzino.

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  6. Anonimo,
    è vero, c’è confusione.
    L’eredità di Keynes non si limita a quanto sintetizzi (necessità dello Stato come consumatore in ultima istanza, generando quelo che lui chiama deficit spending). Ha inventato l’econometria, i concetti di domanda aggregata, ecc. Fu un critico della prima ora del trattato di pace della grande guerra, che portò, infatti, alla nascita ed ascesa del nazismo. Il messaggio della Teoria Generale - siamo al 1938 - è una sorta di metafora dell’indeterminazione quantistica applicata all’economia: non si può avere contemporaneamente crescita economica, piena occupazione e assenza d’inflazione. Una prima lettura, riduttiva ma chiara, fu che occupazione, crescita economica e inflazione crescono assieme e calano assieme. Il tutto complicato dal fatto che i valori delle monete di paesi che si muovono a velocità diverse, e quindi con inflazioni diverse, fluttuano non solo in funzione della politica interna, ma delle politiche monetarie degli altri paesi. Perciò, nel quadro internazionale, in un regime di cambi fluttuanti, nessun paese è realmente padrone delle proprie politiche economiche. Per tutti questi motivi intitolò la sua opera Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. Lo studio di queste complesse relazioni e della matematica che ne descrive e prevede i rapporti prese il nome di econometria.
    La chiarezza concettuale della Teoria generale, che spiegava l’instabilità intrinseca sin lì sofferta dai sistemi economici, la quale aveva contribuito a provocare la crisi del ’29, ne fece una bandiera della politica economica, dove ciascuno prendeva il pezzo che gli faceva comodo, isolandolo dal resto, ignaro - o ignorante, da buon apprendista stregone - delle conseguenze a lungo termine.
    Per evitare gli errori del trattato di pace della prima guerra mondiale, alla fine della seconda fu organizzata la conferenza di Bretton Woods, alla quale Keynes partecipò. Lì si optò per un regime di monete convertibili e di cambi fissi rispetto al dollaro, con lo scopo di tenere ogni moneta al riparo da fluttuazioni indotte dall’impazzimento di altre, e per rendere più stabili i prezzi delle materie prime.
    Posso andare avanti, vi sembro comprensibile o inutilmente complicato? L’argomento annoia? E, nel caso, continuiamo qui o ci portiamo in un apposito post? La strada per arrivare alla citazione prevede ancora alcune tappe (siamo arrivati al 1971).

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