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5 maggio 2007

Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio

Governi del Mondo Industriale, noiosi giganti di carne e acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova patria della Mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci in pace. Non siete benvenuti fra noi. Non avete alcuna sovranità dove ci raccogliamo.
Non abbiamo governo eletto, né probabilmente ne avremo mai uno, perciò mi rivolgo a voi con un’autorità che non è maggiore di quella con cui parla la libertà stessa. Io dichiaro lo spazio sociale globale che stiamo costruendo naturalmente indipendente dalle tirannie che cercate di imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci né possedete alcun metodo di costrizione che abbiamo veramente motivo di temere.
I governi derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.
Non avete né richiesto né ottenuto il nostro. Non vi abbiamo invitati.
Non ci conoscete, né conoscete il nostro mondo. Il Cyberspazio non sta entro i vostri confini. Non pensate di poterlo costruire, come se si trattasse di un progetto di opere pubbliche. Non potete. È un atto di natura e cresce grazie alle nostre azioni collettive.
Non siete stati coinvolti nella nostra grande conversazione, né avete creato la ricchezza dei nostri mercati. Non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, o i codici non scritti che già danno alla nostra società più ordine di quello che potrebbe essere ottenuto dalle vostre imposizioni.
Sostenete che fra noi ci sono problemi che voi dovete risolvere.
Usate questa affermazione come scusa per invadere i nostri confini.
Molti di questi problemi non esistono. Dove esistono conflitti reali, dove ci sono sbagli, li identificheremo e li affronteremo con i nostri mezzi. Stiamo formando il nostro Contratto Sociale. Questo modo di governarci nascerà in accordo con le condizioni del nostro mondo non con quelle del vostro. Il nostro mondo è diverso.
Il Cyberspazio è costituito da transazioni, relazioni e dal pensiero stesso, disposti come un’onda stazionaria nella ragnatela delle nostre comunicazioni. Il nostro è un mondo che è al tempo stesso ovunque e da nessuna parte, ma non è dove vivono i corpi.
Stiamo creando un mondo in cui tutti possono entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o le condizioni in cui sono nati.
Stiamo creando un mondo in cui chiunque e ovunque può esprimere le sue convinzioni, per quanto singolari siano, senza paura di essere costretto al silenzio o all’acquiescenza.
I vostri concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applica a noi. Sono basati sulla materia, e qui non c’è materia.
Le nostre identità non hanno corpi, perciò, a differenza di voi, non possiamo ottenere l’ordine per costrizione fisica. Crediamo che dall’etica, dall’interesse illuminato e dalla comunità emergerà la nostra forma di governo. Le nostre identità possono essere distribuite su molte delle vostre giurisdizioni. L’unica legge che tutte le nostre culture costitutive riconosceranno in generale è la Regola Aurea. Speriamo di riuscire a costruire le nostre soluzioni particolari su quella base. Ma non possiamo accettare le soluzioni che state tentando di imporre.
Negli Stati Uniti, oggi avete creato una legge, il Telecommunications Reform Act, che ripudia la vostra stessa Costituzione e insulta i sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni ora debbono rinascere in noi.
Siete terrorizzati dai vostri stessi figli, perché sono originari di un mondo in cui sarete sempre immigranti. Poiché li temete, affidate alle vostre burocrazie le responsabilità di genitori che siete troppo codardi per affrontare in prima persona. Nel nostro mondo, tutti i sentimenti e tutte le espressioni dell’umanità, dalle più disprezzate a quelle angeliche, fanno parte di un tutto senza soluzione di continuità, la conversazione globale dei bit. Non possiamo separare l’aria che soffoca dall’aria su cui battono le ali.
In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, cercate di allontanare il virus della libertà erigendo posti di guardia alle frontiere del Cyberspazio. Potranno tenere lontano il contagio per un po’ di tempo, ma non funzioneranno in un mondo che presto sarà coperto da media che veicolano bit.
Le vostre industrie dell’informazione, sempre più obsolete, si perpetueranno proponendo leggi, in America e altrove, secondo cui pretenderanno di possedere la parola in tutto il mondo. Queste leggi dichiareranno che le idee sono un altro prodotto industriale, non più nobile della ghisa. Nel nostro mondo, qualsiasi cosa la mente umana possa creare può essere riprodotto e distribuito all’infinito senza costi.
La comunicazione globale del pensiero non richiede più le vostre fabbriche.
Queste misure, sempre più ostili e di stampo coloniale, ci mettono nella stessa posizione in cui si trovarono quegli amanti della libertà e dell’autodeterminazione che nel passato hanno rifiutato l’autorità di poteri lontani e non informati. Dobbiamo dichiarare i nostri io virtuali immuni rispetto alla vostra sovranità, anche se continuiamo ad obbedire alle vostre leggi sui nostri corpi. Ci diffonderemo sul pianeta in modo che nessuno potrà arrestare i nostri pensieri.
Creeremo una civiltà della Mente nel Cyberspazio. Possa essere più umana e corretta del mondo che hanno fatto in precedenza i vostri governi.

John Perry Barlow

Davos, Svizzera
8 febbraio 1996

2 commenti:

  1. Corrado Olivotto5 maggio 2007 21:00

    Ciao.
    Il proclama è bello, non discuto, però di fronte a queste grandi produzioni intellettuali il mio io diffidente per prima cosa va a vedere chi è il produttore.
    Mi sono andato a vedere qualcosa su John Perry Barlow e non è che ne sia uscito un ritratto proprio libertario.
    Ossia, preciso meglio, sicuramente un libertario all'americana come poteva essere anche il presidente Reagan però niente a che vedere con Orwell, Proudhon, Rousseau, eccetera.
    Oltre all'affermazione convinta della libertà nel cyberspazio mi piacerebbe leggere affermazioni altrettanto convinte di libertà qui sulla terra, affermazioni come quelle che, nel mio piccolo, faccio quotidianamente al cospetto di chiunque, sbattendomene altamente se trattasi di potenti o di deficienti (ed è per questo che non farò mai carriera).
    Libertà.
    Tutte le libertà.
    Qui, e per tutti.
    Poi anche nel cyberspazio, a patto che non diventi un rifugio ed un comodo alibi per non ricercare la liberazione vera.
    Ciao.
    Corrado Olivotto

    PS: Se passi in Comune vieni a trovarmi, chiedi ai fattorini del bancone dov'è il mio ufficio.

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  2. Ho postato qui la Dichiarazione di Barlow a completamento di un intervento riguardante le privacy che ho scritto sul forum di Luciano Caveri, giusto per illustrare di quale privacy parlavo e in quale contesto (là faceva a pungni con i moduletti di 1000 caratteri).
    Le molte vite di Barlow, che non conosco personalmente, ne fanno un personaggio intrigante. Certamente però costituisce un formidabile trio con Mitch Kapor e Richard Stallman. Non so resistere al fascino dell'intelligenza e del pensiero laterale.
    Il loro spirito libertario spiega le sue ali in un cielo a più dimensioni del nostro, anche se al tempo stesso esprimono le contraddizioni della più retriva provincia americana. C'è molto di più, nella dichiarazione, di quanto i maldestri gestori della democrazia fisica riescano a capire. In un certo senso non si accorgono che l'incontrollabilità della nuova comunicazione ci ha probabilmente fatto scollinare. Una specie di remontée magnétique al contrario. Un lungo discorso che interrompo prima di sembrare matto.

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