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20 gennaio 2009

Le style c'est le pays

in ogni occasione ufficiale, da una manifestazione sportiva ad un evento politico, negli Stati Uniti un cantante, sconosciuto o famoso, bravo o cagnaccio, intona a cappella l'inno statunitense. Lo stile può essere ed è sempre diverso: gospel, blues, da opera lirica, jazz, soul. Tocca ed è toccato a tutti. Da Frank Sinatra a Beverly Sills, da Marylin Monroe a Bruce Springsteen, Da Billie Holiday a Ella Fitzgerald, da Lionel Richie a Stevie Wonder, da Jennifer Lopez a Mariah Carey, Louis Armstrong e quanti altri. Tutti. Ognuno con il suo stile, ognuno diverso. Ciò che non manca mai è la partecipazione emotiva del pubblico: non conta il come, il tono, le variazioni personali, ma solo il sentirsi tutti uniti sotto la stessa bandiera, musica, simboli, sentimento.
Oggi, al giuramento di Barack Obama, nel vedere e sentire Aretha Franklin, che con il suo grigio fioccone svarovski-sberluccicante intonava Star-Spangled Banner, ho finalmente capito perché da noi tutto ciò non sarebbe possibile. Se Gianna Nannini, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Adriano Pappalardo, Loredana Berté, Jovanotti e chi volete voi, intonassero un assolo dell'Inno di Mameli (ognuno a modo suo), si griderebbe allo scandalo. Via con le accuse di vilipendio, di storpiatura e dissacrazione. Insorgerebbe l'universo dei benpensanti.
La nostra patria della finta perfezione, maschera della mediocrità, non può capire che proprio il valore della diversità è il vero cuore di un grande paese.

16 commenti:

  1. Non potrei essere piu'd'accordo (vedi anche il mio status su FB corrente - che ho impostato ieri sera)!

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  2. Permettimi di dire che, oltre al vilipendio, la struttura armonica dell'Inno di Mameli è ridicola se confrontata all'Inno americano, russo o inglese. Il passaggio in tonalità minore è, musicalmente e fantozziscamente parlando, una c.g.t. pazzesca. La parte ritmica, sempre della seconda sezione, è tarantellosa. Il testo poi non ne parliamo, viene da chiedersi se chi lo canta ha una minima idea del senso delle parole (l'elmo di Scipio, la chioma, calpesti, la speme...). Vogliamo fare un raffronto con The Star Spangled Banner, God Save The Queen o Deutschland Ueber Alles? Per il Paese che è considerato la patria della musica e della poesia non c'è male... Questo è anche il motivo che spinge un americano ad interrompere qualunque cosa stia facendo alle prime note del "suo" inno, non so quanti italiani farebbero lo stesso. Diciamo che a queste mie considerazioni hanno contribuito anche i circa 340 alzabandiera che mi sono cuccato a naja, con un disco rigatissimo che usciva dai megafoni della caserma, ridicolizzando ancora di più una melodia insipida, forse paragonabile alla Marseillaise, con la differenza che quest'ultima rappresenta un momento storico preciso che, forse, ha cambiato il destino di tutti gli uomini.

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  3. Ogni accostamento tra gli US e noi, in campo politico, è fuori luogo.

    Le differenze nel modo di essere, di pensare, di vivere la politica sono abissali.

    Non è tutto oro ciò che luccica ma questa volta ho avuto un certa invidia. D'altronde l'avevo provata anche per gli Spagnoli con Zapatero e per i Francesi con Sarkozy, ahimè!

    Se vi interessa ho pubblicato il pezzo della mia rubrica radiofonica sull'insediamneto di Obama.

    http://spigolandodidariomcarmassi.blogspot.com/

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  4. non volevo giudicare l'inno di Mameli, che in realtà è una marcetta (una vecchia questione), ma il diverso atteggiamento degli statunitensi rispetto agli italiani nei confronti del proprio inno nazionale.

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  5. Nel 1847 Klemens Von Metternich definì l'Italia un'espressione geografica. Un secolo e mezzo dopo, Indro Montanelli, acceso nazionalista, schifato che il paese più bello del mondo, il suo, fosse abitato da bastardi che come cavallette lo saccheggiavano fino all'osso (sono parole sue), scrisse che l'Italia era finita, e che anzi non era mai esistita. Avevano torto. L'Italia non è certo mai stata una nazione, né sono mai esistiti gli Italiani. Ma è ormai e rimarrà a lungo uno stato. Con le sue tasse, le sue polizie, i suoi abusi e la sua violenza. Non potrà perciò mai esserci patriottismo in Italia, ma c'era e ci sarà sempre un acceso nazionalismo. Non può esistere in Italia amore per la propria terra, ma a maggior ragione è incoraggiata l'adorazione per i fallaci simboli di un'"Unità" mai esistita, la "nazionale" di calcio essendo forse l'esempio più conosciuto. Non ci sarà mai un “plebiscito di tutti i giorni” a favore del vivere insieme, ma proprio per questo è endemica la propensione al fascismo, all’intolleranza, al sopruso, alla mafia, alla delinquenza. Per questo stato che non è una nazione, per questi abitanti che non sono cittadini, per questo coacervo di apolidi disperati che si agitano incattiviti non possedendo in realtà quello che alla maggior parte degli umani è dato avere, una patria, credo che l'inno di Mameli calzi a perfezione. Fa schifo, è un’inno di stato, non di popolo - e proprio per questo nessuno ci si identifica ed è vietato schernirlo o anche solo interpretarlo come proprio -, riassume perfettamente “O’ Belpaese”. Gli Americani, molto meno ingenui di quanto li si voglia dipingere e poco sensibili alla retorica risorgimentale, hanno un’espressione che ben definisce il nostro stato: wannabe. Loro cantano un drinking song, una sciropposa melodia da mente annebbiata e bocca impastata. Ma il loro cuore batte mentre l’ascoltano. A noi rimane una risible marcetta che evoca irresistibilmente una caserma, con il suo nonnismo, la sua stupidità, le sue latrine. Quando non si ha (più) un cuore, è dopo tutto il massimo cui si possa aspirare.

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  6. Condivido, Eddy, solo che un inno nazionale dovrebbe generare all'interno del petto quel sentimento di orgoglio, di appartenenza, di storia, che ci rende fieri di appartenere ad una nazione. Per questo gli inni più belli, a mio modestissimo avviso, sono anche un po' tristi. Perchè quando senti la traccia armonica è questa che ti entra nel cuore, prima ancora delle parole. L'inno russo, ad esempio, non conosco un solo significato del testo, ma solo con la musica mi emoziono. Penso che quando americani, inglesi, russi e tedeschi cantano il loro inno pensano alla loro storia, ai sacrifici, ai morti per la libertà, a quanto questa è costata, agli errori commessi e a quelli che si faranno, ma lo fanno sulle vibrazioni che i rispettivi inni trasmettono loro. Il testo dell'inno americano, ad esempio, letto senza musica perde quell'effetto "trasportatore". Poi, per venire a quanto dici tu, c'è l'aspetto relativo al sentimento di "appartenenza" ad una nazione e li' cadiamo dalla padella nella brace. Personalmente non credo che l'Italia, che è un paese relativamente giovane, possieda una forte identità nazionale. C'entra poco la Lega Nord, c'entra poco il Mezzogiorno, diciamo che per motivi politici si è tentato di fare di diverse realtà un solo paese, tentativo non riuscito, perchè il progetto di "unione" non ha tenuto conto delle profonde differenze, attitudini e tradizione che caratterizzavano le realtà peninsulari. Col senno del poi tutto diventa semplice, lo so, ma bastava guardare al di là delle Alpi per vedere che nel 1861 l'allora Confederazione elvetica era vecchia di 500 anni e già funzionava bene. Gli USA rappresentano oggi un esempio di stati indipendenti che si riconoscono in un'unità federale perchè l'Unione ha funzionato. Altra storia, altra cultura, altri caratteri...

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  7. Ovviamente sposo le parole dell'anonimo, dalla prima all'ultima!

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  8. non a caso siamo la terra del "Francia o Spagna, purché se magna".

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  9. Conféderation des Etats Alpins: Haute Savoie,Savoie,Valais et Vallée d'Aoste.Et surtout hors de l'Italie!

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  10. Pensez-vous, monsieur l'anonyme, que Haute Savoie, Savoie et Valais seraient a même de nous laisser les 9/10 des impôts payés en Vallée d'Aoste, soit par les valdôtains, soit per les sociétés qui y ont fixé leur siège juridiques, soit ceux qui y immatriculent leur vèhicules tout en n'étant pas résidents ici?
    Et de nous garantir à leur frais, par dessus le marché, 550 millions d'euro par an pour nous dédommager des dégâts provoqués par Maastricht à Pollein?
    Sans oublier, il est bien évident, de nous rembourser tout ce que, dans notre bilan, va sous le titre "partite di giro", les frais dépensés sur le territoire qui restent de compétence de l'Etat, e qui nous sont actuellement remboursés?
    Est-ce que Haute Savoie, Savoie et Valais s'en feraient charge?
    Dois-je continuer, monsieur l'anonyme?

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  11. Le départ de la Vallée d’Aoste de l’Italie peut s’avérer simple, mais j’aimerais bien voir la Haute Savoie et la Savoie qui déclarent leur indépendance, temps zéro et Sarko envoie l’armée pour mitiger les esprits. Côté suisse, franchement je ne vois pas l’intérêt du Valais d’abandonner la Fédération helvétique et toutes ses facilités fiscales, économiques et sociales.

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  12. bruno courthoud22 gennaio 2009 15:24

    La realtà alle volte è molto cruda, come hanno sottolineato sia Eddy, sia Philippe.
    Bisogna però prenderne atto e mettere da parte tutte le fole e le mistificazioni.
    La ferrovia Chivasso Aosta è un ramo secco per le FS e pertanto se ne disinteressano.
    Analogamente la VDA è un ramo secco per l'Italia, come a suo tempo il duché d'Aoste era un ramo secco per lo stato sabaudo.
    Sarebbe un ramo secco per chiunque.
    Le cose del passato lasciamole agli storici.
    Almeno ringraziamo chi invece, nonostante la nostra ingratitudine, ci tratta così bene, e, da lontano, ci guarda con un sorriso tra il compassionevole e il divertito.
    Cerchiamo almeno di mettere a buon frutto le risorse che ci offrono in abbondanza, invece di sprecarle come invece stiamo facendo sempre più abbondantemente.
    L'anonimo, se vuole, capirà.

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  13. a buon frutto, la parabola dei talenti.
    L'autonomia dovrebbe servirci per essere migliori degli altri, non per poter essere peggiori senza pagare di tasca nostra.

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  14. a me la non stop "maracana" ha leggermente fracassato i cabassissi o quel termine molto simile che usa montalbano per parlare della tellurazione al basso vente. Al 134° telegiornale non ne potevo più. Mi auguro , e sarà senz'altro cosi' ,che Obama sia un gran presidente, e far meglio del predecessore non sarà impresa ardua, ma le dichiarazioni di rito, ad inizio mandato, non mi hanno entusiasmato: "vogliamo la pace nel mondo", "le religioni devono capirsi" "le torture devono cessare". Praticamente gli stessi ideali delle concorrenti di miss italia quando vengono intervistate..
    marco

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  15. Chiedo scusa se prendo al balzo l'imbeccata di Bruno e vado un po' fuori tema. E' di ieri la notizia che la Regione Piemonte chiede il V.I.A. sulla lunetta di Chivasso. Premesso che ci vedo anche una certa logica nel vigilare sull'impatto ambientale che un'opera cosi' importante puo' avere sul territorio interessato, io prenderei la palla al balzo per fare una lunetta a Ivrea. Una ferrovia Aosta-Ivrea-Caselle sarebbe vero ossigeno per la VdA. Se anche costruissimo una pista di atterraggio che va' da Entrèves a Pont-Saint-Martin non ci sarebbe mai un aereo tipo il B737 o l'Airbus 319/320 che potrà atterrare a causa del ridotto corridoio di avvicinamento. Da Caselle a Torino Stura la linea già esiste e noi avremmo raggiunto cosi' due obiettivi, un collegamento con Torino più rapido e allo stesso tempo un collegamento con un importante aeroporto internazionale. Personalmente (da verificare, ovvio) credo che le FFSS cederebbero la linea Chivasso-Aosta immediatamente, poiché rappresenta per loro una tratta improduttiva dagli immensi costi di gestione. Una ferrovia regionale valdopiemontese = posti di lavoro per conduttori, controllori, manutentori and so on. Elettrica certo, ma senza l'obbligo di raddoppiare il binario. Are, in Svezia, è collegata a Stoccolma da un solo binario (ci vogliono circa 9 ore di treno) che attraversa la tundra svedese e ci sono 10 treni al giorno che percorrono la linea nei due sensi, neve, ghiaccio e ambiente naturale ostile, mai un ritardo. Si tratta di "drizzare" qualche curva per permettere al convoglio di non scendere sotto la velocità di 110-120 km/h e i tempi di percorrenza si riducono immensamente. Pensate che in un giorno in Francia circolano più o meno 850 TGV!!!! Il brevetto del TGV è stato depositato negli anni 70 dalla Repubblica francese (mica scemi eh?), solo che noi avevamo Giuanin Lamiera e dovevamo far vetture e strade, loro invece hanno investito sulla rotaia e oggi, in Europa, credo siano un esempio per tutti. Prezzi elevati, certo, ma servizio corrispondente. Buona giornata!

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  16. Anche in Francia avevano, ed hanno, la Renault (la Régie) addirittura pubblica e tutto il Gruppo PSA di conseguenza il settore autoveicoli ha avuto le sue “care” attenzioni.

    La differenza è che non sono andate a danno dello sviluppo del trasporto ferroviario.

    Noi rischiamo grosso di essere tagliati fuori dal nuovo sistema di trasporti della TAV. Due linee si incroceranno a poca distanza da noi: la “Trieste-Lione”, tratta della “Kiev-Lisbona” e la “Genova-Rotterdam”, il nostro quadrante non avrà collegamenti con quelle che saranno le vere grandi arterie della mobilità a medio raggio cioè europee.

    Altro che charter e menate varie.

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