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18 giugno 2009

referendum & quorum

ad ogni referendum il dibattito si concentra più sull'invito ad andare o a non andare a votare che sui contenuti dei quesiti. La vergogna del quorum (italica anomalia) pone, infatti, i proponenti in asimmetrico quanto ingiusto svantaggio e uccide alla radice il dibattito politico.
Un penoso andazzo che rende ancor meno democratico questo paese.
Si portino pure le firme ad un livello tale da impedire referendum ad ogni piè sospinto, portiamole da 500.000, che so, a un milione, al limite a due, ma si abolisca la vergogna del quorum.
E' necessaria per questo una modifica costituzionale? La si faccia assieme alle altre di cui si continua a parlare.
Intanto domenica probabilmente assisteremo purtroppo all'ennesimo quorum mancato.
Sarei felice, indipendentemente dal risultato, se ciò non avvenisse e se il risultato riflettesse la volontà dei cittadini.
Io ci sarò.

7 commenti:

  1. bruno courthoud19 giugno 2009 00:06

    anch'io ci sarò; se non altro per fare un dispetto alla politica, che ha ucciso questo strumento di autentica democrazia.
    Un paio di anni fa, sono stati celebrati i funerali del referendum a livello regionale.
    Domenica e lunedì, purtroppo, si celebreranno i funerali del referendum a livello nazionale.
    Occorre una mobilitazione dei cittadini per eliminare la vergogna del quorum (la politica non lo farà mai).
    Penso che, almeno a livello regionale, la cosa sia fattibile.
    Tra laltro, potremmo verificare quali sono i partiti o mouvement che si mettono di traverso e con quali motivazioni.
    Tu che sei pratico di questi strumenti elettronici, potresti cominciare col vedere come va una campagna di adesione tramite facebook.

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  2. Posto che ai referendum va ordinariamente a votare meno del 40 per cento degli aventi diritto (si veda, ad esempio, quello sulla fecondazione medicalmente assistita) e posto che ciò non può che significare che più del 60 per cento ritiene (magari senza neppure averne consapevolezza) di non essere né favorevole né contrario a qualsivoglia abrogazione, bensì che il tema oggetto dei quesiti referendari non debba venire trattato mediante quel particolare (e, aggiungo, inefficace) strumento di democrazia diretta, tutto ciò posto, vien da obiettare quanto segue: aboliamo pure il quorum, che conduce a risultati teoricamente paradossali (fatti 100 gli aventi diritto, 50 sì contano di meno di 26 sì + 25 no …), ma innalziamo il numero minimo di firme per l’indizione ad un limite ben più consistente dei 2 milioni che suggerisce Eddy o, meglio ancora, aboliamo l’anacronistico referendum abrogativo, sostenendo, al suo posto, l’adozione di una corsia preferenziale per le leggi di iniziativa popolare o il referendum propositivo.
    Io non ci sarò (nonostante riconosca che pretendere da un politico la redazione della migliore legge elettorale possibile, ai fini della governabilità di un Paese, è come chiedere ad uno scolaro di stabilire la giusta quantità di compiti per le vacanze...).
    Michele

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  3. bruno courthoud19 giugno 2009 21:57

    in effetti, come sostiene l'anonimo, le leggi elettorali fanno parte di quelle norme che costituiscono le regole del gioco.
    Quando ci si siede ad un tavolo o ci si appresta a giocare una partita qualsiasi (es. a carte), è necessario che i partecipanti concordino sulle regole del gioco, che generalmente altri, e non i giocatori, hanno stabilito.
    Le regole del gioco in democrazia (leggi elettorali) dovrebbero pertanto essere stabilite o con larghe maggioranze politiche, o sottratte comunque alla maggioranza di turno, al fine di non avere leggi elettorali costruite su misura e ad uso e consumo della maggioranza di turno.
    Dovrebbe inoltre ispirarsi al principio del confronto e dell'alternanza tra due alternative, al fine di evitare la perpetrazione del potere di una singola maggioranza, che inevitabilmente conduce alla corruzione e al degrado della vita politica, per non dire ad un regime di fatto, come in VdA.

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  4. bruno courthoud19 giugno 2009 22:05

    per il resto non sono assolutamente d'accordo con l'anonimo.
    Se anche una sola persona andasse a votare e gli altri 99 rimanessero a casa, il referendum equivarrebbe al 100% di voti uguali a quello dell'unico che ha votato.
    I 99 che sono rimasti a casa hanno infatti implicitamente avallato il voto dell'unico votante.
    Chi tace acconsente.

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  5. bruno courthoud21 giugno 2009 10:52

    oggi sono andato, penso per l'ultima volta, a votare ad un referendum.
    Mi son detto: "Bruno, fai finta che sia una cosa seria in un paese serio".
    Il mio parentado non andrà a votare.
    Penso che se tornerò a votare (ad es. alle prossime comunali), dovrò ripetermi la stessa frase.
    Infatti non sarò candidato e, salvo sorprese dell'ultimo minuto, non avrò nessun favore o piacere di alcun tipo da richiedere ad alcun movimento politico o futuro candidato, né intendo andare a votare solo per fare un favore ad un futuro candidato, chiunque esso sia.

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  6. bruno courthoud21 giugno 2009 13:53

    ore 12:
    un requiem aeternam per l'istituto del referendum popolare e un sentito ringraziamento a tutta la casta dei politici che ha contribuito e partecipato ai suoi funerali.

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  7. bruno courthoud23 giugno 2009 23:17

    occorrerebbe abolire tout court, se non sbaglio, il quarto comma dell'art. 75 della Costituzione: cosa che i politici non faranno mai (l'anno prossimo si voterà per il lodo alfano, un disastro annunciato), perché non vogliono perdere il loro potere di controllo sui referendum.
    Occorrerebbe quindi affiggere in tutta italia (povero paese!) manifesti che rendano edotta la popolazione dell'avvenuto decesso dell'istituto del referendum, e pertanto, per il futuro, invitarli a non aderire a false e demagogiche raccolte di firme per l'indizione di referendum vari.
    Non prendiamoci per i fondelli.

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