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6 giugno 2009

omaha beach, ma anche juno, sword, gold e utah

un maliziosetto commento al post "piccoli Brambilla crescono" (vedi sotto), rammenta che oggi è l'anniversario del D-day, il giorno più lungo, quando gli alleati sbarcarono in Normandia in cinque diverse spiagge, ribattezzate in codice Omaha, Sword, Juno, Gold e Utah.
Ogni tanto è però utile ricordare il contributo che statunitensi e canadesi hanno dato e il prezzo che hanno pagato per consentirci la vita di oggi, la libertà di oggi, il benessere di oggi, il bilinguismo di oggi, juste, come direbbe qualcuno, pour remettre les pendules à l'heure.

6 commenti:

  1. giancarlo borluzzi6 giugno 2009 17:43

    Franklin D. Roosvelt si sta rigirando nella tomba per la velata accusa di Eddy Ottoz di essere alla base della carnevalesca macedonia valdostana chiamata bilinguismo , macedonia surreale visto che una seconda lingua locale affiancata all'italiano esiste solo nella zucca integralista dei dissociati dalla realtà . Il fascismo sbagliò nell'impedire per ideologia il libero uso delle lingue in Valle , la repubblica italiana sbaglia per disattenzione nel permettere un prolungarsi della mancanza di libertà nella scelta delle lingue straniere da studiarsi a scuola in Valle , mancanza oggi equiparabile a quella esistente nel ventennio . In Alto Adige , ove il 68 % dei cittadini è effettivamente germanofono , c'è libertà di scelta linguistica ( un tedescofilo può scegliere la scuola italiana ) , in Valle ( ove il francese è parlato solo da Laurent Vierin davanti a un microfono per posa e dove , su 120mila residenti 25 mila sono calabresi , 15 mila piemontesi , 10mila veneti e così via ) c'è un obbligo capovolto ma analogo concettualmente a quello voluto dal fascismo . Nè vale dire che l'obbligo discende dal risiedere in Valle : la Costituzione attesta il primato della persona su ogni istituzione , non siamo in Iran . L'art.3 pareggia i cittadini , per cui non può essere Vierin o Rollandin a stabilire cosa deve studiare un piemontese o un calabrese trasferitosi qui ( sapendo , Vierin e Rollandin , che le libere scelte ridicolizzerebbero le attuali finzioni ) ; l'art.2 riconosce una dignità della persona che viene meno se le si impongono i percorsi culturali necessari alle fisime dei dissociati dal reale . Questi principi sono impliciti tra i valori del PdL e le alleanze di tale formazione devono essere finalizzate al conseguimento dei valori di libertà che ne costituiscono la motivazione esistenziale . L'allearsi non è un valore , è un mezzo per il conseguimento di un fine . Per cui è pietoso leggere che un apparentato sottolinea la volontà di " valorizzare " il francese , laddove valorizzare , nello stravolto dizionario dei dissociati dal reale , significa " imporre a chi non è interessato " . Apparentato che rincara la dose dissociativa affermando di voler incrementare da Strasburgo i legami con un mondo francofono che oggi con la Valle c'azzecca quanto il borotalco sui fusilli . Roosvelt auspicava quella libertà delle persone che non esiste negli Stati o nelle regioni " etiche " ove si subordinano le persone alle ideologie . Fini al congresso del PdL tuonò contro lo Stato etico , corrispettivo della regione etica che vuole l'UV e per la quale Roosvelt non avrebbe mandato i soldati in Normandia , e tale intervento finiano fu sottolineatto da ogni organo di informazione , fuorchè dal Foglio Azzurro che , in un articolo del suo direttore , scordò tale riferimento allo Stato/regione etica per non ostacolare alleanze futuribili gradite , verrebbe da dire , non per i valori da difendere in Valle , ma perchè essere al potere con qualcuno può far inorgoglire qualcun altro . Eddy , non mettiamo assieme chi sbarcò in Normandia con chi indica , sui diplomi di maturità classica , la lingua francese nel 2009 come materia fondamentale nel curriculum di studi del liceo classico tradizionale in Aosta . Offendi il ricordo di tali disinteressati combattenti se lo fai .

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  2. non sbarelliamo, lasciamolo fare alla Croce Rossa...
    In quel 6 giugno, in appoggio alle sbarco su a nord, gli alleati bombardavano e mitragliavano anche il Sud della Francia, da Nice a Toulon. Tra Fréjus e Soliespont fu colpita la mia carrozzella, dalla quale mia mamma mi aveva appena tolto per prendermi in braccio e buttarsi in una buca. Rimasi, mi raccontano, senza carrozzella, ma con mia mamma siamo ancora qui, tutte e due con due nazionalità, l'italiana e la francese.

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  3. bruno courthoud6 giugno 2009 19:41

    per Borluzzi
    ti propongo un piccolo aggiornamento cultural-semantico.
    Il MinCulPop locale (Laurent Viérin in primis e compagnia) deve aver capito che difendere al di là del difendibile certe caratteristiche etnico-culturali locali non è più possibile e, senz'altro su consiglio di esperti collaboratori, ha cambiato registro.
    Laurent non apre più bocca senza usare per lo meno una volta la parola "restitution".
    Una certa lingua (il patois, il francese), certe caratteristiche etnico-storiche (l'ANSA oggi commenta le parole di Viérin a proposito della prossima mostra di costumi valdostani a Roma), la sua storia (inaugurazioni di cantieri-eventi, rinvenimenti archeologici vari), sono evidentemente scippati, non si sa bene da chi, ai valdostani.
    Occorre pertanto una massiccia campagna di "restitution" ai valdostani delle loro (mie) "racines" etniche e culturali.
    A me pare una ciclopica campagna di "restauration" (culturalmente parlando), ovvero una massiccia opera di propaganga stile, appunto, MinCulPop.
    Qualcuno riuscirà a portarla alla luce in modo appropriato, evidenziandone, al limite, gli aspetti pressoché ridicoli, e riuscirà a far cambiare registro e tonalità al nostro enfant prodige Laurent?
    Per intanto, dopo la "restitution" a noi valdostani dei nostri costumi (mia nonna portava sempre il fazzoletto in testa), vediamo quale sarà la prossima "restitution" di cui Laurent ci gratificherà. Non perdiamo le varie puntate.

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  4. Come odiano ricordare il contributo decisivo delle forze anglo-americane rispetto alla "resistenza" partigiana nella liberazione dell'Italia, così i rossi odiano ricordare il D-Day, perché fu in realtà il primo atto della guerra contro l'Urss.
    Senza l'intervento americano, Stalin avrebbe sconfitto da solo (mettendoci solo qualche mese in più) un Hitler ormai privo di petrolio, e avrebbe regnato incontrastato su un'Europa tutta comunista.
    Il grande sogno rosso è svanito col D-Day, e così i compagni si sono messi a dire che gli yankees sono sbarcati in Europa solo per venderci la loro Coca Cola.
    Mi piacerebbe sapere, visto che il 70% dei caduti nella liberazione alleata dell'Italia era inglese, cosa sperava di venderci Churchill. Il whisky?
    Ancora auguri a Eddy
    Manlio

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  5. certo Manlio, per intingerci i sigari!

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  6. Torno dopo un po' di assenza e me ne scuso, ma l'occasione è troppo importante. Ricorderei anche i 177 fusiliers de marine commandos che sono sbarcati a ouistreham agli ordini di Philippe Kieffer. I primi francesi a liberare la Francia, infatti fu De Gaulle a voler un contingente francese in mezzo agli angolamericani.
    Una curiosità: per lo sbarco a Ouistreham due fu.ma.co. si sono fatti da Portsmouth a Ouistreham in un sommergibile tascabile, una notte di gennaio 44, hanno nuotato fino alle spiagge e mentre le sentinelle pattugliavano la strada, loro "testavano" la tenuta della sabbia, per essere sicuri che i mezzi cingolati e gommati non si sarebbero impantanati il giorno dello sbarco. Poi hanno rinuotato e con lo stesso som sono tornati in Inghilterra.
    Oggi a Ouistreham ci sono ancora i segni dell'atlantic wall.
    Ho recentemente scoperto una bellissima canzone di Michel Sardou: "Les ricains", la consiglio a chiunque possa farsi pervadere la mente da un sentimento antiamericano.
    Ciao Eddy e a presto!
    paolo

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