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17 aprile 2009

dizionarietto di politichese: "in-house"

in-house ['inhaus] agg e avv. interno (alla ditta, allo stabilimento ecc.). (Garzanti inglese-italiano)

Non vi è certo sfuggito che nei giorni scorsi il Consiglio regionale, stanziando 42 milioni di euro, ha approvato una legge per acquistare il 22,45% di Finaosta SpA e portare così la quota regionale al 100%, trasformandola in una società in-house.
La Stampa di mercoledì aveva anticipato la notizia, "spiegandola" ai valdostani in stretto politichese:
«La Regione ha fatto questo passo perché il diritto comunitario e quello nazionale non permettono di assegnare la gestione di servizi senza ricorrere al mercato, a meno che la realtà in questione non sia al 100 per cento pubblica e che il committente non eserciti un "controllo equivalente", vale a dire come quello che esiste sui propri uffici» (pag. 56, Sandro Camera).
Traduzione in italiano:
«La Regione ha fatto questo passo perché in questo modo non è più tenuta a fare regolari appalti sui prodotti e i servizi che affiderà a Finaosta».

Nel dibattito in aula il tema è stato elegantemente sfiorato da Andrea Rosset («...mi riferisco, tra l'altro, a servizi che potranno essere affidati senza ricorrere alle gare», ha dichiarato), mentre, sempre secondo La Stampa del giorno dopo (pag. 48, Giampaolo Charrère): «E’ un provvedimento doveroso - ha detto il capogruppo PDL Massimo Lattanzi parlando dell’intera operazione - con una valenza amministrativa e non politica».
Il fatto che un'acquisizione patrimoniale (per giunta di 42 milioni di euro dei contribuenti) non abbia valenza politica è una assoluta innovazione dottrinale. Quando poi essa serve a sottrarre una società ai vincoli del mercato, definirla "amministrativa" o "tecnica" è due righe difficile. Il fatto che lo faccia l'opposizione, annunciando il suo voto a favore, è a dir poco esilarante.
E poiché di politica si tratta, il tema avrebbe meritato un approfondimento sulla società e sulle sue attività, distinguendo quelle "caratteristiche" da quelle "atipiche" (non previste dallo statuto), da quelle infine della cosiddetta "gestione speciale". Sul riordino di questa complessità di Finaosta sarebbe forse stato il momento per intervenire efficacemente, meglio giustificando l'appoggio al provvedimento.
Più disincantato, al solito, venendo al sodo Claudio Lavoyer nel suo intervento ha dichiarato realisticamente: «il controllo della Regione su Finaosta esiste già». Come dire, perché tutto 'sto casino? tanto non cambia niente...
Lavoyer ha ragione, peccato che tutto 'sto casino costi 42 milioni di euro.

1 commento:

  1. bruno courthoud18 aprile 2009 12:35

    insomma "in house" e "chez nous" sono due sinonimi.
    Lavoyer ha ragione. La Regione controlla ormai tutto, perfino il cervello dei suoi sudditi, e quindi perché pensare che Finaosta non sia abbastanza controllata?
    Perché perdere tempo con la burocrazia degli appalti quando anche questi sono perfettamente controllati?

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