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5 ottobre 2008

città intelligente

Rieti, campionati italiani allievi. Alla tristezza dello spettacolo di un'atletica che ansima anche da giovane, e, che con questi calendari, ansima ancora di più, si contrappone il piacere di una città bella, circondata da montagne, sotto una stazione sciistica, con un aeroporto dedicato agli elicotteri e al volo a vela. Città che ama e respira la cultura vera, di grande vivacità intellettuale, imprenditoriale, sportiva, che ha saputo tirarsi su da sola, che da sola ha imparato il valore dello studio, della ricerca, di una solida economia capace di sostenersi. Una città intelligente.
Forse per questo gli antichi romani vennero a prendersi le donne qui.

23 commenti:

  1. bruno courthoud5 ottobre 2008 18:29

    scusa la curiosità, ma quante persone ci hanno messo mano a quell'arco di Augusto che non è l'arco di Augusto?
    ed ancora, cos'hanno di diverso le donne sabine dalle donne valdostane?

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  2. bruno courthoud6 ottobre 2008 00:54

    appena ho un attimo di tempo faccio un salto a rieti per rendermi conto di persona di come e cosa è questo famoso ratto; così, mentre sono lì, vado anche a dare un'occhiata a quello strano arco di Augusto che non è l'arco di Augusto.

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  3. Visto che tutto quello che è Valle d'Aosta è merda perchè non te ne vai? Fallo per noi, per tutti noi poveri bacan ignoranti.

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  4. la coda di paglia, anonimo, la coda di paglia...
    Chi ha parlato di Aosta? Mi sono limitato a parlare bene di Rieti.

    Dove non è tutto oro, beninteso, c'è attualmente recessione economica, c'è un Comune ipertrofico, un'urbanistica (in particolare la viabilità), difficile, insomma, tutto il bazar dei problemi delle nostre città. Il mio voleva essere un semplice tributo allo spirito della gente di Rieti, amici che conosco per averci vissuto un po'.
    Mi meravigliano da sempre alcune similitudini con Aosta (il numero degli abitanti, la conformazione geografica, una piccola Università ecc.
    "Nonostante la vicinanza con Roma (80 Km), non è presente un collegamento ferroviario né superstradale. Accanto alla crisi industriale si accompagna un aumento esponenziale dei grossi supermercati di medio-grande superficie e di nuove strutture abitative, aumentate del 30% negli ultimi 20 anni, nonostante la popolazione sia ferma da 25 anni a 45.000 abitanti ed è ora addirittura in lieve diminuzione. In molti temono si tratti di un riciclaggio di denaro illecito. La Magistratura non ha però mai avviato indagini. L'ultimo censimento ISTAT segnala un sensibile decremento del numero degli abitanti: attualmente sono 43.800. (Wikipedia)"
    Come vedi non esistono paradisi, solo inferni che ci dispiacciono meno.

    Rieti ha un tenue legame con noi poiché Piazza San Rufo è il centro d'Italia (a Foligno non sono d'accordo) e fu dichiarata tale poiché equidistante dal Tirrano e dell'Adriatico e da Aosta e Capo dell'Armi in Calabria.

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  5. e non dire mai che Aosta è merda.

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  6. Saluti a tutti..faccio una domanda che non c'entra niente con rieti ma mi piacerebbe capire....Maquignaz e' entrato in consiglio ma come mai ce l'ha con l'union? e' un separato in casa? e allora perche'? sembra che gli abbiano fatto un dispetto a farlo entrare..mah...

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  7. bruno courthoud6 ottobre 2008 14:23

    per l'anonimo:
    non disprezzare e denigrare così la nostra valle, secondo te saremmo tutti bacan e ignoranti?
    Secondo un fan di caveri (un certo robertobelloco sul sito di caveri a proposito del suo viaggio missionario a bruxelles):
    la nostra (valdostana) non è solo tradizione bensì cultura; noi valdostani abbiamo una plusvalenza culturale, che tocca a noi far valere (e a caveri che va a Bruxelles).
    E io che pensavo che andasse ad elemosinare soldi dei fondi europei (ma per questo forse servirebbero meglio due europarlamentari valdostani).
    Io penso invece, che come dice uahlim, la cultura sia come le culottes, ognuno ha la sua.

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  8. chiedo venia per il fuori tema, ma avrei un argomentino che impone qualche riflessione sui personaggi con i quali abbiamo a che fare.
    « Come si cambia, per non morire ». Per la serie solo lo stolto non cambia mai idea, ma chi la cambia abbia almeno il buonsenso di non sputare là dove ha mangiato, eccovi una bella chicca. Nel 2002, cioè qualche anno fa, in questo secolo insomma, la sconsiderata Giunta regionale in carica affida, con deliberazione N. 689 all’Ing. Paolo Louvin la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva (cioè totale) dei lavori di realizzazione di un’elisuperficie presso il presidio ospedaliero di Viale Ginevra. Ignoro l’ammontare dell’incarico, che sicuramente sarà stato più elevato di due barrette di Bounty al cocco. Il bello è che solo 5 anni dopo, il buon Ing diventa il promotore della costruzione di un nuovo ospedale. Perchè cinque anni prima non si era accorto che il presidio di Viale Ginevra non era più idoneo? Perchè ha accettato l’incarico di progettazione? Perchè cinque anni or sono tutto andava bene Madame la Marquise e oggi tutto è mafia e marcio? Chi sedeva nel 2002 sul massimo scranno del Consiglio Valle? Perchè la tanto vituperata Giunta regionale si è occupata ben 23 volte del condottiero della buona amministrazione? Non sarebbe forse il caso di smetterla di ciurlar nel manico? Grazie a tutti quelli (martelli e non) che vorranno rispondermi.

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  9. non credo che Maquignaz ce l'abbia con l'Union, ma piuttosto con qualcuno dell'Union che (lui) ritiene non gli abbia dato l'appoggio necessario ad essere eletto al primo giro.

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  10. Già il fatto che per essere eletti occorra fare affidamento su altri pezzi da novanta dimostra la puissance del giovanotto del Breuil. Pensava che bastasse agitare un campanaccio in consiglio, parlando in patois, per farsi amici tutti gli allevatori valdostani. Voglio solo immaginare questi ultimi, abituati a rompersi la schiena dal mattino alle 4 fino alla sera, davanti le nobili gesta del conte Von Maquignaven, in giacca e cravatta, che forse non sa neppure da che parte si inizia a mungere una mucca. Sperèm nella Cassazione, che ce lo rimandi a casa. Se sperava in Güste per tirarlo alle elezioni, dopo i suoi exploits degli ultimi anni, forse dovrebbe smetterla di leggere Topolino. Per dirla breve: il distillato del nulla.

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  11. No, è che mi mandano in bestia quelli che sputano nel piatto dove hanno mangiato e dove tutt'ora mangiano. Se non fosse nato con due o tre camicie addosso servirebbe gelati agli esquimesi. Invece è li' a deliziarci con i suoi interventi del piffero. Sebbene lontani da me politicamente ho molta più stima per Carmela Fontana, Sandro Bortot e Elio Riccarand, almeno loro credono in qualcosa. Bortot non era il re dell'oratoria, d'accordo, ma quando parlava vedevi, sentivi che ci credeva. Il conte ragiona (che parolone) per corporazioni, dopo una legislatura da consigliere sono sicuro che non sa neppure come sono nati i buoni della benzina o cosa facesse il Conseil des Commis. Pero' devo riconoscergli anche uno spirito terapeutico, riprendendo la mitica battuta di Benigni del 1996 a proposito di Emilio Fede: la mamma del bimbo down o con seri problemi di sviluppo puo' sempre sintonizzarsi il mercoledi' mattina sul canale digitale del Consiglio, aspettare che il conte parli e poi dire a suo figlio "vedi? quello è diventato consigliere regionale!"

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  12. Philippe, lo stesso edificante esempio di Eddy Ottoz tornato in Consiglio grazie ai voti dell'Uv e subito dopo entrato nel Pdl. O no?

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  13. @ anonimo, non condivido la scelta effettuata in passato da diversi consiglieri regionali (vado a memoria, ma credo che Rini, Bavastro e Tibaldi siano stati precursori in questo), tra i quali Eddy. Parto dal presupposto che le battaglie si fanno all'interno del movimento, esternando il proprio dissenso, ma ricordando sempre quanto il movimento ha fatto per permettere agli elettori passivi di sedere in Consiglio regionale o comunale. Quando non ci si riconosce più nel proprio movimento di riferimento ci si dimette e stop. La legge dice che l'elezione è nominativa e non legata al movimento/partito che ti propone, quindi non è illegale cambiare forza politica, a mio avviso non è etico, nel senso che suona come una mancanza di rispetto verso chi ha esercitato l'elettorato attivo. Se mi permetti una differenza tra Eddy e Maquignaz è che oggi Eddy affronta critiche e osservazioni alla luce del sole, senza fuggire dalla proprie responsabilità, impresa, questa, impossibile per il rampollo della Valtournenche, sempre in cerca di visibilità per contrastare la sua invisibilità politica. Ciao!

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  14. bruno courthoud7 ottobre 2008 09:06

    io trovo invece che i primi a non essere coerenti siano i partiti e mouvement politici. Tra quel che dicono (poco, o quasi niente, programmi acchiappavoti) e quel che fanno (o non fanno), di cui si conosce poco o quasi nulla (tutto avviene dietro le quinte, come nell'ultima incredibile vicenda Lanièce, o come lo stesso Rollandin dimostra, prima trombato alle politiche, poi stranamente giubilato alle regionali: e noi sempre all'oscuro di tutto) c'è un abisso.
    Io direi quasi: questa politica è un pò come l'AIDS, chi la conosce la evita.

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  15. Bruno, vedi qualche alternativa concreta all'attuale (e perfettibile) strumento democratico?

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  16. non farei confusione tra partiti e rapporto elettori-eletti.
    In un'ottica in cui il partito è il soggetto della democrazia, e l'eletto è ad esso legato da un vincolo di "appartenenza", può trovare cittadinanza un richiamo all'etica per cui se si cambia idea ci si dimette. Ok.
    Rammento che in ogni occasione, spesso e soprattutto all'interno dell'UV e del Consiglio, ho esplicitamente contestato proprio il principio di appartenenza, che rifiuto. Un individuo non "appartiene" a nessuno, la schiavitù è stata abolita da tempo. Mi riconosco solo e bene nel principio di "partecipazione". Ad un progetto che "condivido".
    Questa distinzione è mirabilmente illustrata dal filosofo dell'etica politica Fernando Savater ("Politica per un figlio") che attribuisce alla "appartenenza" la radice del totalitarismo e alla "partecipazione" l'essenza della democrazia.
    Portiamo il ragionamento dell’appartenenza all'estremo e ne risulterebbe che il seggio in Consiglio o in Parlamento è di "proprietà" del partito nel quale ti sei presentato, cosa che trovo assurdo. Non approvo assolutamente, ad esempio, l’attuale legge elettorale nella quale sono i partiti a decidere chi entra in Parlamento, senza preferenze. Tre no, ok, ma una sì.
    I partiti organizzano la politica, coagulano o si sforzano di farlo, il consenso, ma, a mio avviso, mai possono essere considerati superiori agli uomini.
    Capisco ed apprezzo il ragionamento della coerenza, ma andrebbe considerato tutto il percorso. Dapprima i partiti accettano di candidare uomini che, per la loro vita, opere e posizione nella società, sono in condizione di attrarre più voti degli apparatchik, ossia che aggiungono del "loro" alla forza del partito, e successivamente pretendono che questo "surplus" è merito loro. Benissimo, facciano allora una lista di apparatchik e ne accettino il risultato.
    Passi un quinquennio a "lottare all'interno", come qualcuno (e condivido) ritiene necessario, incassando un "l'e pa de no s-atre" ogni volta che dissenti. Riesci a candidarti per il rotto della cuffia nel percorso ad ostacoli della finta democrazia delle sezioni (parliamone). Eviti gli agguati tesi a non farti entrare in lista. Vieni palesemente ostacolato nello svolgimento della campagna (des chiffres et des lettres, parliamone). "Vengono" candidati (e successivamente eletti) personaggi dall'interessante curriculum giudiziario. Espliciti in tempi non sospetti al presidente dell'UV i motivi per cui ti consideri definitivamente fuori. Volutamente non ne fai un caso pubblico ma mantieni un basso profilo. Risulti comunque primo dei non eletti. Ti trovi fortunosamente, dopo tre anni (tre anni), ad entrare in Consiglio per una dinamica Perrin-Rollandin che ti è totalmente estranea. Chiarisci nella tua prima dichiarazione in Consiglio che, per rispetto della lista in cui ti sei presentato ti iscrivi al gruppo ma che lo fai da indipendente poiché da tre anni hai comunicato esplicitamente i motivi per cui non fai più parte dell’UV. Continui la battaglia all’interno del Gruppo (non dell’UV, della quale non fai più parte e alle cui riunioni non hai diritto di partecipare). Ti riprendi la tua indipendenza. Verifichi che non è logisticamente possibile, a causa del regolamento del Consiglio, operare da solo. Per di più entri in collisione con l’UV su un principio fondamentale di democrazia quale il referendum. Aderisci all’unico gruppo (PDL) che non è di sinistra né è una fotocopia sbiadita dell’UV, quelle fotocopie che ne scimmiottano atteggiamenti e ne subiscono ogni miseria pur di non allontanarsi dalla mangiatoia.
    Considerazioni finali:
    1 – partecipo se condivido, ma non appartengo a nessuno;
    2 – rispondo solo alla mia coscienza, a quello che ritengo l’interesse della Valle d’Aosta e, in questo senso, degli elettori (nell’ordine);
    3 – considero la partitocrazia una degenerazione da combattere, non a caso la Costituzione esplicitamente definisce quello elettivo un mandato non imperativo;
    4 – tenete conto del fatto che questa mia resta evidentemente una posizione personale, certamente viziata da un conflitto d’interessi.

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  17. bruno courthoud7 ottobre 2008 23:24

    l'UV, ad esempio, è ormai del tutto scollegata e cosa totalmente diversa da quello che afferma il proprio statuto. Già la Viglino (una delle fondatrici dell'UV), una trentina di anni fa, quando era assessore all'Istruzione pubblica, affermava che l'UV di allora (figuriamoci quella di oggi) non era quella voluta dai fondatori (lei era tra questi, quindi era senz'altro in grado di
    fornire interpretazioni dello Statuto più corrette di quelle di rollandin e uahlim).
    Solo per fare un esempio.
    personalmente ritengo comunque che, in VDA, una aggregazione (mouvement) che si fondi su presupposti etnicolinguistici, tra l'altro molto discutibili, e micronazionalistici, oltre ad essere ormai fuori dalla storia, sia anche diventato un ostacolo, un intralcio, all'instaurarsi di una vera democrazia e alternanza democratica, in quanto è diventata esclusivamente una macchina creatrice di consenso, totalmente scollegata dalle motivazioni per cui è nata (a torto o a ragione).
    Prevale invece l'adesione acritica tout court, oppure interessata.

    Da libero cittadino, e non da persona impegnata politicamente, reputo che il cittadino debba ancora imparare ad usare il voto come un'arma (è l'unica che ha), e non come una succube adesione ad un partito o ad un movimento che di coerenza, nel tempo, ne ha ben poca (come fa un libero cittadino che non abbia portato all'ammasso il proprio cervello, a star dietro e a condividere tutte le elucubrazioni e le giravolte che nel giro di pochi anni avvengono all'interno dei singoli partiti o mouvement, di destra o di sinistra?). Un cittadino che sia e rimanga coerente con una propria visione della società (giusta o sbagliata che sia), come può condividere tali giravolte?
    E' meglio che rimanga coerente con la propria coscienza, o che si accodi ad un partito o mouvement e ne condivida tutti i salti mortali?

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  18. se capisco bene, sposti il tiro dall'incoerenza degli eletti all'incoerenza dei partiti.
    O no?

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  19. bruno courthoud8 ottobre 2008 12:48

    esatto, un problema che mi pare di portata più generale; la coerenza (o incoerenza) di un eletto, mi sembra invece un problema di natura più particolare, legato anche alla coscienza del singolo (o aderire ad un movimento politico vuol proprio dire mettersi un'etichetta addosso e portare il proprio cervello all'ammasso? A me sembra di sì, e mi trovo sostanzialmente d'accordo con Savater e la sua distinzione tra appartenenza ad un movimento politico (una tragedia!) e condivisione di obiettivi e programmi. Credo anche che la formula del partito o mouvement come lo intendiamo ancora (basata sul principio di appartenenza), sia superata.

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  20. Da buon immigrato reatino, torno in topic, con un paio di aggiunte su questa cittadina sotto molti aspetti simile al nostro capoluogo.

    L'arco fotografato è Porta Romana, che insieme con Porta d'Arci, Porta Conca e Porta Cintia costituisce uno degli ingressi alla parte più antica della città.

    Rieti è una molto vivibile, ricca di interessi e attività, benedetta da una posizione molto centrale che la rende facilmente raggiungibile dalle grandi città circostanti (Terni, L'Aquila, Perugia e Roma). Il costo della vita è contenuto e condivido in pieno i gusti degli antichi romani in materia di ratti. :-)

    La criminalità visibile è praticamente nulla, e non è affatto raro dimenticare senza conseguenze l'automobile o la casa completamente aperte.

    Sotto parecchi punti di vista è una provincia "provinciale" con una mentalità un pò richiusa su se stessa e sui propri personaggi locali. Del resto non più che in Valle, specie oggi.

    Il ritmo della vita è molto simile a quello di Aosta, con la differenza che i mezzi economici non sono neppure lontanamente paragonabili, ma ciononostante il comune e la provincia sono molto attivi, con grande attenzione verso lo sport e in particolar modo basket e atletica leggera, vissuta come fenomeno sociale molto più che altrove.

    I politici locali sono molto più avvicinabili dei nostri, e spesso questo porta a ruspanti e spassosi episodi, come le trasmissioni locali in cui un cittadino pressa il sindaco con una telefonata in diretta con domande tipo: "Sindaco, quando mi aggiustate il tombino della strada sotto casa?!?" ;-)

    La zona è molto piovosa, e questo contribuisce a renderla estremamente fertile e boscosa. L'acqua erogata dai rubinetti è pura come acqua minerale, rendendo molto gradevole il suo consumo.

    Il cibo è ottimo, e i Reatini, specie nei campagnoli comuni limitrofi, tendono a crescere sportivi e "ruspanti". L'attività fisica, unita alla buona alimentazione, contribuisce a far vedere in giro per la città molte corporature atletiche e di elevata statura. Con il mio 1.83 di altezza, non di rado mi sento un tappetto. :-)

    Voglio sperare che questa descrizione non sia presa come un attacco alla nostra regione, perché così non vuole essere. Sarebbe tuttavia molto interessante esportare il modello di gestione della pratica sportiva. Qui a Rieti si vive un raro esempio, per l'Italia, di piena collaborazione della scuola con lo sport.

    Le strutture sportive necessarie sono molte e ben attrezzate... insomma, questo è un piccolo paradiso dello sport, senza il minimo dubbio.
    Dopo Formia forse è il miglior posto da scegliere per svolgere allenamenti di alto livello.

    Non a caso Rieti ha una squadra di basket in serie A (la Sebastiani) e la studentesca CaRiRi che è una tra le migliori squadre europee di atletica a livello giovanile, e attualmente è campionessa d'Italia.

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