PRENDRE PARTOUT
METTRE CHEZ-NOUS
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4 marzo 2013

today's doodle
Miriam Makeba

oggi è l'81° anniversario della nascita di Miriam Makeba


20 febbraio 2013

molto prima di Merkhollande
che cosa si pensava di noi
già 136 anni fa?


"Per duemila anni l'Italia ha portato in se' un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un'idea reale, organica... l'idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale... la scienza, l'arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale... ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l'Italia, che cosa ha ottenuto di meglio con la diplomazia del Conte di Cavour?

E' sorto un piccolo regno unito di second'ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese... della prima rivoluzione francese, un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto di essere un regno di second'ordine.

Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del Conte di Cavour."
 
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij, "Diario di uno scrittore", 1877)
 .

19 febbraio 2013


oggi è il 540.mo anniversario della nascita di Niccolò Copernico. Se andate su google.com trovate il doodle animato. Vale la pena...


6 febbraio 2013

mercato drogato
i vantaggi dell'autonomia



 oltre all'impossibilità di pagare mediante bancomat o carta di credito, chi stabilisce i prezzi dei nostri due unici (per ora) distributori di gpl sembra essere immune da ogni effetto dell'economia di mercato.
Ieri a Pollein, vicino a Carrefour, il prezzo era di 0,989 euro/litro. A Ivrea, appena fuori dal casello, ho fatto il pieno a 0,780...
In moneta di vecchio conio, fanno oltre quattrocento lire di differenza per litro!
E, sorpresa, accettano il bancomat...!
 Che la nostra Autonomia a Contributo Speciale abbia dichiarato chez-nous illegali i prezzi di mercato?
Stilate un elenco di tutto ciò che, a vario titolo e per diversi destinatari, in Valle è oggetto di contributi regionali ma serve anche a tutti noi per l'uso domestico o per la vita normale.
Poi fatevi un giro tra Valle e vicino Canavese e diteci come è andata.

today's doodle:
Ziny

google celebra oggi il centesimo anniversario della nascita di Mary Leakey, la scopritrice dapprima del primo cranio fossile di "Proconsul", un primate estinto nel Miocene e, nel 1959, sempre nella Rift Valley, di quello di un "Australopitecus Boisei", chiamato anche "Zinyanthropus noisei", abbreviato in Ziny, chiamato anche "schiaccianoci" per l'eccezionale potenza delle mascelle, all'epoca il più antico resto di ominide ritrovato, risalente a un milione e ottocentomila anni fa.


31 gennaio 2013

adieu, agorà...

tra pochi minuti agorà chiude tutti gli account di posta.
Il mio era e.ottoz@agora.stm.it. Erano i primi anni '90. Cercavo di iniziare Vittorio Zambardino ai sacri misteri del Mac, Zamba mi introdusse ad agorà. Era l'ultima frontiera dei bbs, prima che irrompessero Mosaic e Netscape.
I modem arrancavano, 1200 baud sembravano il paradiso, l'orecchio esercitato capiva dal fischio che si rompeva quando la negoziazione andava a buon fine e si riusciva ad entrare, ad "agganciare". Agorà, un'intuizione dei compagni radicali. Si chiamavano conferenze, erano i protoforum, ci trovavi di tutto, incazzati, arroganti, tifosi, curiosi, critici, insanguati, ma tutti liberi e intelligenti.
Ecco, agorà era il luogo della libertà e dell'intelligenza che non si lasciano fottere dal politically correct.
Il tutto fu poi venduto, ci tolsero l'stm, in molti conservammo l'indirizzo, più per salvare un simbolo che per una reale utilità: @agora.it, un distintivo, un segnale di riconoscimento. Molti amici sono rimasti, l'intelligenza non scade.
A molti di noi facebook ha dato asilo su Agorà - io c'ero, ma chi non ha salvato su altri account lo storico delle sue email scritte e ricevute su agorà le perderà per sempre.
La carta e la penna si prendono la loro rivincita. Il virtuale non è virtuoso.

27 gennaio 2013

23 settembre 1943
(oggi non serve dire di più)

(click sulla foto per ingrandire)

21 gennaio 2013

nuove domande


Da ragazzi incappammo in quattro grandi domande: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? perché?
Oggi solo due: quanto ci resta? che ne facciamo?

18 dicembre 2012

today's doodle
lo schiaccianoci

così oggi Google celebra il 120° anniversario della prima esecuzione del balletto Lo Schiaccianoci di Pëtr Il'ič Ciajkovskij, il 18 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo





16 dicembre 2012

ogni tanto ci vuole

Rallentare il tempo. Spalare neve imbacuccato da eschimese per mezza mattinata. Qualche postumo, un risentimento a un'adduttore e la schiena che reclama, ma un po' di sana fatica ogni tanto ci vuole. Poi al palaindoor ad allenare chi ha voglia di faticare anche di sabato: Nel pomeriggio qualche foto alla prima gara giovanile sulla nuova parete di arrampicata. Lotti, Braque e Artù che si scapezzano nella neve, un buon libro e il calore delle stufe che profuma di quella volta là. Un bel weekend libero dal computer e compagnia bella. Giusto la modica quantità.
Pura vecchia, sana pigrizia. Ogni tanto ci vuole.

Domattina levataccia, si salpa per Roma e si ricomincia. Udienza in Vaticano, colazione al Bar del Tennis, Messa degli Sportivi e, l'indomani, presentazione del Libro Bianco sullo Sport. Si chiude con il volo di rientro per la riunione di Comitato ad Aosta in serata. Giovedì altro aereo, altra Roma, questa volta in Fidal. Prima riunione del Territorio con il nuovo Presidente e Consiglio: sentiremo le grandi novità. Poi tosto a casa.
Venerdì si aprono le danze e s'imbocca il tunnel di Natale.
Fino a dopo Capodanno giù per una specie di picchiata in bob a quattro, ma da passeggeri: né guidi né puoi frenare.

10 dicembre 2012

today's doodle: Ada Lovelace
dalla poesia al computer


oggi il Google doodle è dedicato al 197° anniversario della nascita di Ada Lovelace, figlia del poeta Byron. La madre, la matematica Anne Isabella Milbanke, la portò via dal padre a un mese di età e, per non correre il rischio che diventasse poetessa come l'ormai odiato marito, l'allevò alla musica della matematica con l'aiuto di William Frend, William King (Lord Lovelace, suo futuro marito) e Mary Somerville.
Amica di David Brewster, Charles Wheatstone, Charles Dickens e Michael Faraday, fu l'incontro con Charles Babbage a segnare il suo futuro. Intuì il potenziale della macchina analitica e della macchina differenziale di Babbage da cui sviluppò concettualmente, con un secolo di anticipo, l'idea dell'antenata della macchina di Turing.
In suo onore fu chiamato negli anni sessanta Ada il linguaggio che avrebbe dovuto superare Fortran e Cobol nell'uso dei computer. Fu però travolto dalla rivoluzione della programmazione strutturata, dal Pascal, dal C e dall'invasione dei microprocessori.
Presto Tim Berners-Lee inventò il Web e Mark Andreessen Mosaic, il papà di Netscape, Explorer, Firefox e compagni.
Su tutti tosto piombò Java.

E fu subito Google.



19 novembre 2012

democrazia
batte
appaltocrazia
(non è più il quorum di una volta...)

 Sconfitta la politica del "chiù piro pi tutti".
 Ora ci tormenta un dubbio: avranno mica cominciato a prendere sul serio, 'sti valdostani, il nostro mantra "maîtres chez-nous"?
 Sia ben chiaro: "Chez-nous" non è "chez-eux"!
 Infatti, la frase completa è "chez-nous les élus", non "chez-eux les valdôtains". Ma chi si credono...?


12 novembre 2012

today's doodle
auguste rodin

 172.mo anniversario della nascita di François-Auguste-René Rodin, creatore della statua-icona dell'800: il pensatore.


8 novembre 2012

today's doodle
dracula

Oggi è il 165.mo anniversario della nascita di Bram Stoker, il creatore del Conte Dracula. S'ispirò per il suo libro al feroce Voivoda Vlad III di Valacchia, detto "l'impalatore", figlio di Vlad II Dracul, da cui il suo nome letterario.


29 ottobre 2012

lesson d'économie:
finance mondialisée






Questa mi è proprio piaciuta.
Grazie Michele!   




Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte. 

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. 
 Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti). 

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. 

Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora. 

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia. 

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della grande banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. 
E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond. 

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite. 
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi. 

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.      
Il bar di Helga fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. 
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. 
 La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza. 

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. 

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza la produzione  in Cina e in India. 

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.  
Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare. 
 
Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiare certe dinamiche e soprattutto per capire chi sia ubriaco e chi sobrio. 

18 ottobre 2012

today's doodle
moby dick

oggi Google ricorda Herman Melville e il 161° anniversario della pubblicazione di Moby Dick, uno dei due romanzi, assieme a Huckleberry Finn di Mark Twain,  tra i quali Ernest Hemingway non riusciva a scegliere il grande romanzo americano, quello che avrebbe voluto tanto superare.


15 ottobre 2012

today's doodle
Winsor McCay

 Il doodle di oggi celebra il 107.mo anniversario della pubblicazione del primo cartoon Little Nemo, di Winsor McCay.

E' bellissimo, andate su www.google.com e cliccate progressivamente su tutte le linguette a tendina in basso a destra. Si aprirà la serie di finestre che racconta tutta la storia.


2 ottobre 2012

1 ottobre 2012

27 settembre 2012

today's doodle

Google oggi festeggia Google: 14° anniversario...!
(andateci per vederlo animato)


25 settembre 2012


adotta un iPad

Sono docili, affettuosi e di buon comando. Un iPad e un iPad2.
Il primo nero, il secondo bianco. Perfetti, con la loro bella scatola come nuova, alimentatore e cuffietta. Entrambi 3G, disponibili a ospitare una Sim per connettersi alla grande rete anche dove non esiste wi-fi.
Funzionano perfettamente e non sono gelosi, qui in casa da sempre convivono con Mac, Linux e Android, i nostri animaletti domestici. Sopportano la presenza di Windows senza fare il muso.
Due personcine a modo, insomma.
Li do in adozione a un prezzo, come sempre, interessante (eddyottoz@gmail.com).
Perditempo astenersi.



19 settembre 2012

da leggere e rileggere

Mauro Luparia, un prezioso amico, che mi stimola segnala sempre segnalandomi cose molto interessanti, mi ha inviato questo articolo, apparso su Repubblica di due giorni fa.
Ritengo che la sua lettura sia utile a tutti, per fornire un quadro coerente a chi ne condivide il contenuto e materia di riflessione a chi non è d'accordo.

PENATI: PERCHÉ DIFENDO MARCHIONNE
(sottotitolo: i sindacati non devono tutelare tutti i posti di lavoro a qualsiasi condizione ma devono cooperare con gli imprenditori alla ristrutturazione delle attività produttive oggi in declino anche promuovendo la mobilità settoriale geografica)

Articolo di Alessandro Penati pubblicato su la Repubblica il 17 settembre 2012 – In argomento v. anche la mia intervista pubblicata sul quotidiano il Mattino del 18 settembre 2012

Qualche settimana fa, Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, ha dichiarato sull’Espresso: «La principale domanda che gli investitori stranieri hanno posto per un decennio […] è stata: perché gli italiani votano Berlusconi? […]. La domanda che si pongono ora è: perché Sergio Marchionne, che a Detroit è considerato un eroe, è così detestato in Italia?». Un quesito ancora più rilevante dopo il j’accuse di Della Valle: non tanto per il gesto o per gli argomenti dell’accusa pubblica, quanto per l’attenzione che ha ricevuto.
Gli stranieri attribuiscono tanta importanza a Marchionne, secondo Emmott, perché «la diffusa opinione negativa che in Italia si ha sulla sua persona, in particolare tra i media delle èlite, [per] tedeschi, britannici, e americani è il sintomo di qualcosa che potrebbe dimostrarsi molto pericoloso: che agli italiani non interessi veramente la crescita economica». Con parole meno diplomatiche, l’Italia e la sua classe dirigente hanno un’opinione visceralmente negativa del capitalismo di mercato (unico punto su cui tutti, da Berlusconi alla Cgil, da Mediobanca alla Lega, vanno d’accordo), con le sue regole e implicazioni.
La nostra convivenza forzata con queste regole durante gli anni dell’euro spiega molto della nostra crescita zero. Ma oggi ci viene chiesto di aderire con convinzione alle riforme e ristrutturazioni indispensabili perché l’Italia diventi una moderna economia di mercato, competitiva, e torni a crescere. Troppo da sopportare. E scatta il risentimento contro Marchionne, incarnazione e simbolo di quella “dittatura dei mercati” che vorrebbe impedirci di tornare al nostro caro pseudo-capitalismo dirigista, chiuso, consociativo, e senza finanza.
L’Italia è come un viaggiatore terrorizzato dagli aerei che, però, decide di volare in Australia; e, puntualmente, viene preso da una crisi di panico a metà del volo. Vorrebbe scendere, ma non può. Invece di valutare razionalmente che l’aereo è meno rischioso dell’auto nel weekend, sfoga il suo risentimento contro il pilota che lo costringerebbe a stare lì seduto. Secondo le accuse, Marchionne è un ciarlatano che pensa solo ad arricchirsi con le stock options.
Vero: è diventato milionario. Ma questo è accaduto solo perché ha creato valore per tutti gli azionisti, di controllo e risparmiatori. In Italia, caso più unico che raro. E lo ha fatto con un gruppo sull’orlo del fallimento, in un settore tra i più aperti alla concorrenza globale. Dal suo arrivo, la capitalizzazione del gruppo Fiat (inclusi autocarri, macchinari e componenti), è salita da 6 a 16 miliardi (+161%), molto meglio del 70% del settore europeo. Anche dal marzo 2010, quando fu annunciato il piano con l’abortita Fabbrica Italia, il gruppo Fiat in Borsa ha tenuto il passo della concorrenza europea (con le celebrate Bmw, Daimler e Volkswagen), nonostante una recessione più dura in Italia (suo primo mercato) che altrove.
Dati che all’estero suscitano ammirazione; da noi ingiurie, perché la Borsa in Italia è considerata una bisca, inutile alla crescita delle aziende, tant’è che gli imprenditori italiani tradizionalmente la rifuggono, tranne quando bisogna chiedere soldi ai risparmiatori per ridurre il debito di un gruppo in dissesto, mungerli per ricapitalizzare le banche o fare altre operazioni di “sistema”. Ironicamente, le accuse a Marchionne vengono da chi segue con ammirazione le gesta dei nostri banchieri e “grandi” imprenditori, che di valore, negli anni di Marchionne alla Fiat, ne hanno distrutto parecchio (-40% l’indice italiano dal giugno 2004 a oggi).
Marchionne ha creato valore per gli azionisti in America, con autocarri e macchine agricole, ma non posti di lavoro in Italia, come aveva promesso con Fabbrica Italia e il piano del 2010. Marchionne prende in giro l’Italia: è questa l’accusa. Ma cos’altro avrebbe dovuto fare? Al momento del varo del piano, scrissi che la Fiat, superata l’emergenza finanziaria, rimaneva sottodimensionata, con margini inferiori alla concorrenza, una cattiva reputazione, specie nel segmento elevato, tanta capacità inutilizzata in Italia e produttività insufficiente, troppo concentrata in un’Europa afflitta da un eccesso cronico di capacità produttiva. Per diversificare il rischio-Europa, Marchionne ha scommesso su autocarri e macchinari, e sulla ripresa americana, cogliendo al volo l’opzione Chrysler: scommesse che ha vinto.
È grazie a queste decisioni che oggi la Fiat non è di nuovo in emergenza finanziaria. Ma, da noi, l’operazione Chrysler è stata presentata come un bluff, puro azzardo finanziario.
Per l’auto in Italia le alternative erano due: considerare irreversibile l’eccesso di capacità in Europa, e particolarmente in Italia, e affrontare subito la decisione difficile di chiudere impianti; o, come invece annunciato, cercare di adeguare la produttività italiana al resto del mondo, facendo funzionare gli impianti in modo flessibile a ciclo continuo grazie a nuovi contratti di lavoro, in modo da abbattere costi fissi. Ma non basta produrre più auto, bisogna anche venderle. A suo tempo, giudicai velleitario puntare su una forte ripresa della domanda europea, pur di evitare la decisione politicamente scomoda di tagliare la produzione.
A giustificazione di Marchionne va detto che di lì a pochi mesi sarebbe scoppiata, inattesa, la crisi greca, innesco di una delle più gravi recessioni del dopoguerra per l’Italia. Né si può pensare di cavalcare la domanda americana e asiatica producendo in Italia: le auto non sono scarpe.
Capziosa la questione dei nuovi modelli: sono indispensabili quando la domanda è vivace, per convincere il consumatore a cambiare modello, o attirare quello di un altro produttore; e senza sconti, perché è una novità. Ma con la domanda complessiva di auto in picchiata, i nuovi modelli servono solo a riempire il magazzino. Ecco perché Marchionne accelera sulle novità negli Usa, e rallenta in Europa. Tutti i concorrenti diretti in Europa — Peugeot, Opel, Ford, Renault — sono anche più in crisi di Fiat, nonostante un’ondata di nuovi modelli. E criticare la Fiat perché non sforna modelli che competono nella fascia alta con Audi, Bmw e Mercedes è come pretendere che Nokia sforni entro Natale un telefono che soppianti l’iPhone. Si può anche dirlo, ma è una fesseria. Senza contare il vantaggio per le tedesche di un mercato domestico ancora in crescita.
Il problema dell’auto italiana è analogo a quelli di Alcoa, Ilva, Carbosulcis, Finmeccanica, Tirrenia, Alitalia, e di tanti altri settori, dai servizi locali di pubblica utilità, all’editoria, alle banche: tutti casi in cui c’è un eccesso di capacità produttiva e/o aziende non più competitive. Per tornare a crescere l’Italia deve aumentare stabilmente la produttività. E il modo migliore per farlo, come ha spiegato Tito Boeri su queste colonne, è proprio quello di spostare lavoro e risorse da questi settori e aziende, a quelli a più alta produttività. Compito del governo non è quello di preservare capacità produttiva altrimenti inutilizzabile, con una miriade di incentivi, sgravi e sussidi, ma di tagliare questi aiuti per finanziare e facilitare le necessarie ristrutturazioni.
Convocare Marchionne non serve. Servirebbe invece che lo Stato sostenesse una rapida ristrutturazione delle attività produttive del gruppo in Italia: la vera presa in giro è pensare di tornare a produrre milioni di auto da noi. E così per gli altri settori e aziende in declino. È questo che i sindacati dovrebbero reclamare a gran voce. Credono di tutelare i lavoratori difendendo ogni singolo posto di lavoro, a qualsiasi condizione. Dovrebbero invece difendere il diritto di tutti ad avere un lavoro e aspirare a un reddito più elevato. Come? Acquisendo la capacità autonoma di analizzare gli andamenti economici, e valutare quando le prospettive di un’azienda o di un settore entrano in declino irreversibile. E in questo caso considerare la mobilità settoriale e geografica, e la riqualificazione, come la miglior tutela per i lavoratori; cooperando per la ristrutturazione con gli imprenditori; e chiedendo allo Stato di sostenere i costi della ristrutturazione, per non scaricarli sui lavoratori. Da anni il sindacato assiste impotente al declino del reddito del lavoro da dipendente: non è mantenendo in vita posti di lavoro scarsamente produttivi che si arresta la caduta del tenore di vita; ma spostando il lavoro verso aziende/settori a maggior produttività.
Emmott ha ragione: Marchionne è così detestato in Italia perché ha messo il dito nella piaga: anche quella di una classe dirigente imprenditoriale e bancaria italiana che, appena raggiunge una qualche visibilità, si sente subito investita del compito messianico di riformare il Paese e guidare gli italiani verso un futuro migliore coi loro sermoni. Tornassero ad occuparsi delle loro aziende e banche, per farle crescere nel mondo, senza l’ossessione del controllo, gliene saremmo grati. È una pestilenziale epidemia che in passato ha contagiato anche Marchionne. Ma se, oltre a mettere il dito nella piaga, volesse ora proporre una cura, venda La Stampa e la partecipazione nel Corriere.
Così dimostrerebbe che tutti i settori in declino, non solo l’auto, non sono più “strategici” per il gruppo.

14 settembre 2012


giustizia è sfatta!

13 settembre 2012

today's doodle

oggi mister Google celebra il 193° anniversario della nascita e la tormentata vita di Clara Josephine Wieck, la più grande pianista dell'800, moglie del compositore Robert Schumann.




8 settembre 2012

star trek

il doodle di oggi festeggia l'anniversario di Star Trek.
Andate su www.google.com, alzate l'audio, cliccate e godetevi lo spettacolo...



se invece volete vederlo direttamente qui, come appare su YouTube


3 settembre 2012

Pistorius e Oliveira
incrociano le lame


Ha perso per eccesso di sicurezza. Dopo il 21"30 in batteria era chiaro che in finale non ce ne sarebbe stato per nessuno. Così, complice il vantaggio mostruoso accumulato all'uscita della curva, Oscar Pistorius si è fatto sorprendere dalla spettacolare rimonta di Alan Fonteles Cardoso Oliveira e se l'è visto sbucare sulla destra come un missile quando ormai non poteva più reagire.
Se non si fosse rilassato ai 150, avrebbe corso nuovamente sul filo del suo mondiale?


Questa gara stimola attente riflessioni.

Spuntano norme e regolamenti sinora ignoti al pubblico e non solo.
Pistorius ha accusato il brasiliano di utilizzare protesi che gli allungano le gambe di 5 cm (come consentito dal regolamento). Ciò gli avrebbe garantito un primo grande vantaggio. Gli aumenta, infatti, l'ampiezza della falcata. A parità di frequenza, cresce così la velocità sul lanciato, ossia nei secondi 100 metri, proprio dove Oliveira ha surclassato il sudafricano.
Nella corsa la frequenza dipende dal sistema nervoso, l'ampiezza dalla forza. Della forza (espresione elastico-reattiva e stiffness) si occupano queste lame, l'atleta deve solo essere in condizione di gestire la frequenza. Di tutto il resto poi, dice la pubblicità, si occupa Mastercard... Infatti, queste vicende hanno certamente riflessi sul mercato delle protesi.

Chi sapeva, a parte gli addetti ai lavori, che è consentito allungarsi le gambe di 5 cm? E poi, 5 cm rispetto a cosa? Chi può dire quale statura avrebbero raggiunto da adulti questi atleti, amputati nei primi mesi di vita, e quanto sarebbero diventate lunghe le loro gambe? Ne conosciamo la misura del tronco, ok, ma sarebbero oggi brevilinei o longilinei? E quanto? Oppure normolinei?
Un bel casino.

Pistorius ha poi accusato il brasiliano di utlizzare lame tecnologicamente più avanzate e performanti, mentre la Iaaf a lui impone una tecnologia congelata al 2004, ormai vintage.

Ricordate la diatriba Ddr-Usa a Monaco 1972? All'ultimo momento, accogliendo un reclamo dei tedeschi orientali, fu proibito l'uso della nuova asta Cata-Pole (la prima delle banana-pole), con la quale Bob Seagren aveva appena saltato 5,64, nuovo record mondiale. Tutti la usavano ormai da oltre sei mesi, ma Nordwig faceva fatica ad adattarvisi. S'invocò la regola Iaaf per cui un attrezzo doveva essere sul mercato da un anno almeno. Furono sequestrate al villaggio le aste degli atleti (praticamente tutti avevano portato le Cata-Pole) e si saltò con le "vecchie" Sky-Pole. Gli altri non ebbero il tempo di riprogrammarsi. Wolfgang Nordwig ci vinse le Olimpiadi beffando Seagren.

Tornando a Pistorius, inutile sottolineare che la sua protesta ("le lame più performanti hanno avvantaggiato Oliveira") nega di fatto le ragioni che gli hanno consentito sin qui di gareggiare tra i normodotati ("le lame non danno alcun vantaggio").

Non basta: se queste protesi offrono un ulteriore vantaggio, perché non le ha utilizzate anche lui? Questi erano Giochi Paralimpici, non Olimpiadi, la Iaaf non c'entra, se no nessuno avrebbe potuto usarle. E perché non si è allungato le gambe anche lui? O l'aveva già fatto? Se sì, perché si è lamentato perché l'hanno fatto altri? Se no, perchè non sfrutta anche lui il regolamento?

Non è tutto.

Questi 200 metri di Londra, con un podio tutto bi-amputato, dimostrano che, con le lame, si corre più forte senza due gambe che senza una sola.
Ha senso che si corra più veloci con il doppio di menomazione fisica? Si rimetterà mano a regolamenti e classificazioni?

Si fa strada la madre di tutte le domande: quanto veloce correrebbe Oscar Pistorius i 400 metri con queste protesi più performanti e un'allungatina alle gambe?

Meditate, gente, meditate...


- Posted using BlogPress from my iPad

2 settembre 2012

Atletica, notre amour


Ho molto riflettuto. L'idea di poter essere maggiormente utile all'Atletica è certamente stimolante.

Ho persino cominciato a buttar giù una serie di appunti che si potrebbero definire una bozza di programma. Non il solito programma elettorale dove si promette che si aggiusteranno, con la bacchetta magica, i vari ambiti federali, per poi lasciare le cose come stanno, o quasi. La bozza è una lista di cose da fare realmente e concretamente, quindi molto più che possibili. Nel vagliarne i ricavi e i costi, rispetto agli attuali bilanci, ad esempio, ci sono, con l'applicazione di una ideuzza, quasi due milioni di euro in più da investire per l'attività tecnica e agonistica dei comitati regionali, riducendo inoltre drasticamente il carico burocratico ed economico che grava oggi sulle società. Ovviamente non chiedetemi di scendere nei particolari, poiché allo stato attuale, essendo in fase ancora di riflessione, non mi sembra corretto regalare idee programmatiche a chi promette soltanto cchiù pilu pi tutti.

Ricapitolando quindi l'idea è stimolante, ma è meglio verificare ancora per un po' le reali possibilità di aver almeno qualche probabilità di riuscire nell'impresa.
Siamo seri, se nessuno dei notabili portatori di pacchetti di voti si fa vivo allora è meglio lasciar perdere. Tre candidati alla presidenza per prendere solo il 5% dei voti non è certo utile per l'Atletica, per voi, per me.

Ma nessuno, per ora, si azzardi a buttare la spugna a mio nome. Riflettiamo bene, insieme, sul da farsi e poi vedremo.